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Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida

Mantova, Palazzo Te, fino al 25 novembre 2012

Di
Pubblicato sul Canale Eventi il 13 settembre 2012

Approda a Mantova, allestita nelle Fruttiere della dimora gonzaghesca, la mostra Pier Luigi Nervi Architettura come Sfida, prima grande retrospettiva internazionale dedicata al più noto ingegnere italiano del ’900. Risultato di un vasto progetto di ricerca, il complesso percorso attraverso l’opera di Nervi è scandito da dodici progetti-icona e si arricchisce di nuovi, in parte inediti, contenuti nella tappa mantovana, sottotitolata L’industria e la fabbrica sospesa.

Perché Nervi a Mantova? “Perché qui – afferma Angelo Crespi, presidente del Centro internazionale d’arte e di cultura di Palazzo Te – Pier Luigi Nervi ha lasciato una delle sue opere più complesse e ardite dal punto di vista tecnico e architettonico, la Cartiera Burgo, la fabbrica sospesa, appunto”.

Selezionate da un comitato scientifico internazionale presieduto da Carlo Olmo, sono 12 le sezioni della ricca esposizione di Palazzo Te – promossa dal Comune di Mantova e dal Museo Civico di Palazzo Te, con il Patrocinio di Regione Lombardia e del polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano, organizzata dal Centro Internazionale d’arte e di cultura di Palazzo Te – che guidano all’esplorazione dei principali ambiti di attività di Nervi.

Ciascuna sezione è focalizzata su un’opera, considerata icona della creatività dell’ingegnere. Plastici, disegni originali, immagini di cantiere e foto d’attualità illustrano, capitolo dopo capitolo, l’intero percorso creativo di Pier Luigi Nervi: dallo Stadio Municipale di Firenze del 1932, che ne consacra il prestigio a livello internazionale, alla sede dell’Unesco a Parigi o l’Aula Vaticana delle udienze pontificie in Vaticano e la Torre della Borsa di Montreal, per approdare all’ultimo progetto realizzato, l’Ambasciata Italiana a Brasilia, concepito da Nervi e dal figlio Antonio del 1969.

L’intera documentazione esposta a Palazzo Te ruota attorno alla grande realizzazione di Nervi per Mantova, qui illustrata a cura di Cristiana Chiorino. A introdurla – grazie alla disponibilità e al sostegno logistico del gruppo Burgo –, saranno collocati all’esterno della villa giuliesca i casseri originali utilizzati esattamente mezzo secolo fa per “gettare” il solaio isostatico dei magazzini della cartiera mantovana, capolavoro di sperimentazione sia strutturale che architettonica. Si tratta di ritrovamenti recentissimi, che gli esperti considerano fondamentali per meglio comprendere i metodi costruttivi di Nervi. Quelli qui esposti sono gli unici casseri nerviani sopravvissuti.

Nel 1961 – un anno dopo la sua consacrazione avvenuta con le Olimpiadi di Roma del 1960 e anno di inaugurazione del Palazzo del Lavoro e del riconoscimento internazionale sancito con l’avvenuto completamento della bus station del ponte George Washington di New York e la progettazione della field house per il Dartmouth College – Nervi accetta la sfida di progettare un edificio che si distacchi completamente dai modelli studiati in tanti anni di lavoro, sia da un punto di vista prettamente formale che da quello degli schemi statici e strutturali impiegati: la cartiera Burgo di Mantova diventa quindi, nel tempo, un modello per via della sua unicità funzionale, chiarezza statica e intraprendenza compositiva.

La Cartiera Burgo si distacca dagli edifici industriali studiati in precedenza da Nervi: quello di Mantova diventa un’icona nella risoluzione di un problema funzionale complesso, ovvero quello di avere un unico ambiente lungo 250 metri, caratterizzato da una facciata libera di 160 metri, in cui concentrare varie fasi lavorative. Il risultato sarà quello di un’architettura singolare in grado di risolvere pienamente le esigenze di funzionalità della committenza con un esito di grande forza che si staglia nettamente nel panorama padano circostante: un’immagine statica che attinge più ai progetti di ponti sospesi del collega Riccardo Morandi che non all’insieme di strutture per la copertura di grandi spazi in cui Nervi era ormai un maestro capace di declinare un linguaggio consolidato e derivante direttamente da impianti formali classicisti”

“Il risultato – scrivono in catalogo Cristiana Chiorino e Alberto Bologna – è sorprendente sia in termini di espressività architettonica sia per quanto concerne la funzionalità dell’edificio progettato: la leggerezza del curtain wall sostenuta dai poderosi ma, allo stesso tempo, slanciati cavalletti in calcestruzzo armato, consente dal di fuori di cogliere il ciclo produttivo della carta che, con la realizzazione di questo impianto, fece aumentare, dal 1963 al 1964, del 10,42% i vagoni di carta venduta”.

La megastruttura della Burgo resterà un unicum nei progetti di Nervi. Se l’immagine finale è il frutto di una sperimentazione formale rimasta un caso isolato all’interno della parabola professionale dell’ingegnere, il procedimento costruttivo invece ne riassume il suo percorso di costruttore: i casseri a perdere, le forme a terra degli elementi prefabbricati e i solai a nervature a ponteggio mobile sono la sintesi di un pensiero costruttivo caratterizzato da razionalità, praticità e intelligenza organizzativa”.

O.O.

 



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