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Professionisti, ma lasciano tracce - rischiano di più il furto d'identità

Professionisti, ma lasciano tracce - rischiano di più il furto d'identità
Ha tra i 30 e i 49 anni, è un libero professionista che...

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Pubblicato sul Canale No comment il 20 maggio 2008


Professionisti, ma lasciano tracce
rischiano di più il furto d'identità



Ha tra i 30 e i 49 anni, è un libero professionista che lascia molte 'tracce' in giro (perché viaggia, acquista molti beni, chiede finanziamenti), non è molto attento alla custodia dei propri dati personali. E' l'identikit del soggetto maggiormente a rischio rispetto al furto d'identità secondo l'indagine condotta da Mister Credit, una delle divisioni di Crif (la Centrale rischi finanziaria che gestisce il principale sistema di informazioni creditizie in Italia).

Secondo l'ultima indagine presentata da Crif in occasione della European Fraud Conference, nel 2006 sono stati stimati oltre 17.000 tentativi di frode creditizia effettuati attraverso il furto d'identità, per un ammontare complessivo di 80 milioni di euro. Il ladro d'identità riesce a ottenere in modo fraudolento i dati di un'altra persona, che utilizza in genere per acquistare dei beni a suo nome, chiedere prestiti personali, finanziamenti. E' diverso dalla mera sottrazione di danaro effettuata con la clonazione della carta di credito. Nel caso di furto d'identità il derubato può trovarsi a rispondere delle azioni più diverse, commesse a suo nome da qualcuno che ha usato il suo nome, utilizzando i suoi dati personali.

Attraverso il progetto "Nessuno", avviato nel 2007 da Mister Credit e da RiSSC, Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità, sono emerse le caratteristiche delle persone maggiormente a rischio.

Trentenni e quarantenni, spiegano gli autori dell'indagine, "sono più facili da impersonare da parte dei ladri di identità", e sono anche "vittime molto appetibili per il buon potenziale di credito che i frodatori possono sfruttare". Infine "si tratta della categoria che, più delle altre, produce e lascia tracce personali, che possono essere raccolte e riutilizzate da malintenzionati".

Per i liberi professionisti è in particolare l'iscrizione all'albo professionale a renderli particolarmente 'visibili', ma poi ci sono i soggiorni in albergo, i conti ai ristoranti, gli acquisti nei negozi più svariati. Inoltre, i trenta-quarantenni risultano, secondo l'indagine, particolarmente "sbadati".

"Scarsa risulta l'attenzione - spiegano i ricercatori di Crif - verso la distruzione di documenti prima di gettarli nella spazzatura, meno del 35 per cento adotta questa precauzione, e solo il 37 per cento controlla costantemente estratti conto e documenti bancari. In generale gli intervistati appartenenti a queste fasce d'età dichiarano di limitarsi a conservare i propri dati in un luogo sicuro". Da questo punto di vista sono molto a rischio anche i ventenni, che però hanno un profilo economico molto meno appetibile dei trenta-quarantenni.

"Ritrovarsi improvvisamente vittima di un furto d'identità - osserva Beatrice Rubini, manager della direzione consumer di Crif - vuol dire dover gestire, spesso da soli, oltre alla frustrazione e il disagio psicologico di vedere infangato il proprio nome e la propria reputazione, soprattutto una serie di implicazioni di tipo economico-legale, che possono destabilizzare e stravolgere la vita della vittima". A cominciare da segnalazioni come debitore insolvente, per poi ritrovarsi a pagare beni costosi mai acquistati.


di Rosaria Amato (la Repubblica del 19 maggio)



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