Salve, sono un non giovane ingegnere meccanico, ho 32 anni e ho lavorato per qualche anno in azienda (6 anni), mi sono sempre considerato uno schiavo bianco due mesi fa ho deciso che volevo rompere le catene dell'ingiustizia e sono andato, come precario, ad insegnare in un istituto tecnico.
Questa premessa per dire, giovani ingegneri uniamoci evitiamo di iscriverci agli ordini, se non necessario non accettiamo posti da precari a 600? al mese RIFIUTIAMOCI!!! io lo ho fatto ben 2 volte. Il licenziamento di un lavoratore esperto e capace, come si suppone che siamo noi... è una perdita per le aziende, per rimpiazzarci ci impiegano anni e soldini, facciamoci valere non pieghiamoci al potere. La differenza tra noi e i baroni che girano in BMW e fumano la pipa è il fatto che noi siamo meno intraprendenti ma potenzialmente possiamo quanto loro. Non sono un riviluzionario ma vorrei un minimo di solidarietà tra noi, non per trasformarci in una Casta o Club, ma per AIUTARCI a vicenda.
La legge Bersani è stata inutile, ha semplicemente "legalizzato" una prassi già esistente, non è la legge che ha fatto le regole ma la consuetudine è stata legalizzata il che è diverso, ed è solo colpa di chi non applicava le parcelle corrette! Io sono favorevole agli ordini ma rifondandoli con diversi statuti e diverse dirigenze, non devono essere una protezione per pochi, ma una garanzia di legalità e capacità, rifondiamoli noi giovani o meglio rifacciamoli... rifondiamoli non mi piace molto...
tantanco45
30 agosto 2010 alle 17:00:09
...anchei io sono un giovane ingegnere meccanico, 31 anni e 5 anni che lavoro presso un'azienda a cui ho affidato ed ho investito il massimo del mio potenziale in termini di professionalità e disponibilità. Ho sempre affrontato trasferte senza essere pagato se non il normale stipendo come da accordi ed in base ai minimi contrattuali dei metalmeccanici. Il know how che vantiamo oggi è frutto del mio impegno, ho vinto un concorso di design con un prodotto che oggi rappresenta la ns. produzione top di gamma ma...la mia paga è sempre la stessa, sesto livello metalmeccanico, senza mai percepire un premio e nient'altro. Ho parlato con i proprietari i quali mettono continuamente avanti il fatto che loro stanno investendo dei soldi e che la crisi rinnega ogni margine di crescita che sia apprezzabile. Alla fine però mi ritrovo ad aver perso ogni entusiasmo, a non sperare in niente e soprattutto dubito che mi venga mia riconosciuto nulla. Il vero problema è che, in una città del sud, il nostro potere contrattuale è veramente scarso...è difficile trovare un lavoro in alternativa e soprattutto un lavoro che sia regolarmente retribuito ed i ns. capi...loro sono perfettamente consapevoli di questa situazione e ne approfittano. Certi giorni sono tentato di licenziarmi buttandomi allo sbaraglio ma è difficile quando hai un mutuo da pagare ed una convivenza da sostenere...vorrei anche io intraprendere la strada dell'insegnamento in qualche industriale ma questa mi sembra una strada piuttos
Ing.Vincenzo T.
27 luglio 2010 alle 10:51:43
Condivido, quanto detto dal collega Alberto.Dessi, salvo per la reale possibilità, oggi, di poter "decidere di insegnare in una scuola superiore"; dalle mie parti (sicilia) questo è diventato quasi un utopia, io sono un ingengere laureato nel 1994, dopo il servizio militare (AUC) nel 1996, sono entrato nel vortice del precariato a scuola, contemporaneamente preso la P.IVA volendo tener aperta una seconda alernativa, l'attività professionale; come diceva il collega prima di me tante responsabilità civili e penali e remunerazioni non all'altezza delle prestazioni, per non parlare delle difficolttà oggettive nella riscossione del dovuto, e del lavoro che arriva a fasi alterne, in genere lunghi periodi di inattività e brevi periodi in cui magari si concentrano diversi impegni.
Oggi a 16 anni dalla laurea mi ritrovo a 42 anni ancora precario della scuola e viste le sciiagurate riforme messe in atto negli ultimi anni, rischi di restarne completamente fuori (altro che decidere di insegnare); Rimango col mio piccolo studio professionale in balia della corrente politica in "Auge" nella speranza di un incarico pubblico ed in balia dei burocrati degli uffici tecnici, i quali si che ssanno come far quadrare i conti...
Che dire, si può generallizzare? Dopo la laurea forse ci illudiamo di poter fare delle scelte, diciamo più realisticamente che le condizioni "ambientali" ci portano in un percorso in un gigantesco "Maelstrom (E.A.Poe)" dal quale qualcuno riesce ad uscirne altr
alberto.dessi
29 maggio 2010 alle 19:38:01
Salve sono un ingegnere di quarant’anni e dopo averne trascorsi tanti in azienda, senza grosse soddisfazioni personali e soprattutto senza uno stipendi o che possa definirsi “da ingegnere”, come dire: tanto lavoro e di responsabilità ma uno stipendio normale, ho preferito insegnare in una scuola superiore.
Se uno si vuole laureare, penso che la laurea in ingegneria sia ancora la migliore, ma fare l’ingegnere comporta anche infinite responsabilità, sia civili che penali. Come lavoro però penso sia meglio un lavoro da avvocato, non si rischia nulla anche se si fanno dei grossi errori. Quello che paga tanto è il cliente.