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Il deposito sismico vale per tutte le costruzioni, anche in legno

Una sentenza del Tar Molise chiarisce il contenuto dell'art. 93 del testo unico sull'edilizia. Necessario per tutte le costruzioni, a prescindere dai materiali utilizzati, e non può costituire variante o richiesta di sanatoria

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Il Tar Molise, con la sentenza n. 304 del 14 settembre del 2017 chiarisce che l’obbligo del deposito sismico riguarda ogni tipo di costruzione, anche quelle realizzate in legno.

Il fatto
La sentenza interviene sul ricorso contro la sospensione delle opere di posizionamento di un gazebo su suolo pubblico, già autorizzato ma in difformità rispetto al progetto approvato dal Comune, poiché era in corso d’opera la realizzazione di una piattaforma di forma rettangolare in calcestruzzo, sulla sede stradale antistante l’esercizio pubblico del ricorrente, con la funzione di raccordo tra la quota del piano stradale ed il marciapiede, in violazione della delibera comunale che prescrive che “l’attacco a terra, di carattere precario, deve essere costituito da una pedana in legno, aderente al suolo, che nasconda l’ancoraggio terra e raccordi la differenza di quota tra il piano della strada e quello del marciapiede. Tale struttura, interamente e facilmente amovibile, è composta da un telaio in legno o ferro”.

Deposito sismico e variante architettonica
Il ricorrente contestava l’omesso esame della variante depositata presso lo sportello unico per l’edilizia, ma per il giudici amministrativi tale atto non rappresentava “una modifica dell’originario progetto, sub specie di variante in corso d’opera o di richiesta di autorizzazione in sanatoria, bensì di una nuova richiesta di deposito sismico, che in alcun modo rileva ai fini del superamento della contestata difformità tra il basamento realizzato in calcestruzzo e quello autorizzato, la pedana in legno.
La sentenza sottolinea “la sostanziale irrilevanza della nuova richiesta di deposito sismico, come tale inidonea ad incidere sulla legittimità dell’ordine di demolizione e dei presupposti provvedimenti di sospensione dei lavori, tutti incentrati sulla predetta, pacifica, difformità del basamento realizzato rispetto a quello autorizzato”.
Il deposito sismico rileva ai fini del procedimento autorizzatorio di competenza regionale, avente ad oggetto la regolarità dell’intervento dal punto di vista sismico e, come tale, non integra i presupposti della variante architettonica o della richiesta di sanatoria sicché nessun obbligo di riesame preventivo poteva ritenersi sussistente in capo al Comune prima dell’adozione dell’ordine di demolizione.

L’articolo 93 Tue sul deposito sismico
L’articolo 93 del Testo Unico dell’Edilizia prevede come chi voglia effettuare delle costruzioni, delle sopraelevazioni o delle riparazioni in zone simiche dovrà darne preavviso scritto allo sportello unico che ne darà comunicazione all’ufficio tecnico della regione.
Il progetto della costruzione, il cui contenuto minimo può variare da regione a regione, deve essere allegato alla domanda e deve essere firmato da un responsabile (un architetto, un geometra, un ingegnere oppure un perito edile). Il progetto va integrato da una relazione sulla fondazione dell’immobile, con l’indicazione dettagliata dei criteri che saranno stati utilizzati per la scelta della fondazione.

La sentenza evidenzia alcune questioni relative al deposito sismico:

  • il deposito ha portata generale ed è riferito a qualunque tipologia di costruzioni, a prescindere dai materiali utilizzati. Ne discende che anche le costruzioni in legno sono soggette all’obbligo del deposito sismico;
  • il richiamo contenuto nel titolo autorizzatorio all’obbligo del deposito sismico non comporta alcuna valutazione circa le caratteristiche dei materiali impiegati per la costruzione.
  • il deposito sismico presso la regione non può contenere elementi progettuali integrativi rispetto all’originario progetto depositato presso il competente ufficio comunale poiché, ove se ciò fosse possibile, quest’ultimo si vedrebbe spogliato del potere di verificare la compatibilità dei materiali utilizzati per la costruzione rispetto alle prescrizioni edilizie che disciplinano, a seconda delle zone, anche le tipologie dei materiali consentiti;
  • la dichiarazione di asseverazione del professionista (art. 20 Dpr n. 380/2001), deve attestare anche la conformità del progetto alle norme antisismiche e quindi illustrare le caratteristiche costruttive dell’intervento;
  • l’introduzione nel distinto procedimento di autorizzazione sismica di modifiche alle caratteristiche costruttive dell’intervento, deve ritenersi non coperta dal titolo edilizio in quanto sottratta alle verifiche istruttorie di competenza comunale;
  • la valutazione sull’idoneità di una struttura di supporto in legno rispetto ai parametri tecnici previsti dalla normativa antisismica è rimessa alla competente struttura regionale.

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