Pavoncelli bis, cade l'ultimo diaframma: breve storia di una condotta | Ingegneri.info

Pavoncelli bis, cade l’ultimo diaframma: breve storia di una condotta

Cade l'ultimo diaframma nella galleria che porterà in sicurezza in Puglia l'acqua del fiume Sele

Un tratto sotterraneo della Pavoncelli bis
Un tratto sotterraneo della Pavoncelli bis
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L’acqua deve scorrere nella Pavoncelli bis, la condotta di 10 chilometri larga 3,40 metri nel cuore dell’Appennino avellinese che dal 24 ottobre scorso è stata liberata dell’ultimo diaframma durante una cerimonia istituzionale, che ha visto la partecipazione del ministro alle Infrastrutture Graziano Del Rio e dei governatori di Campania e Puglia, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano. Questa infrastruttura situata a Conza della Campania è strategica per una regione come la Puglia, che dal Sele in Irpinia riesce ad approvvigionare l’Acquedotto Pugliese.

Un’opera però che ha avuto una gestazione lunghissima, 32 anni, ed una serie di contenziosi per le aziende che si sono alternate alla sua realizzazione, oltre ad un costo fuori dal normale, che supera i 166 milioni di euro. Un’opera pubblica, la Pavoncelli bis, che sarà fino al 31 dicembre 2017 sotto il commissariamento di Roberto Sabatelli.
Una storia italiana che dovrebbe concludersi bene, a meno delle schermaglie Puglia-Campania sui ristori che il presidente De Luca chiede per l’uso della buona acqua del Sele. Intanto bisognerà perfezionare l’accordo di gestione della galleria, che bypassa con i suoi anelli di calcestruzzo il pericolo di lasciare 1,3 milioni di persone senz’acqua tra Puglia e Basilicata.

PER APPROFONDIRE: Il progetto di completamento della Pavoncelli bis

La galleria Pavoncelli originaria infatti, costruita in mattoni all’inizio del ‘900, venne gravemente danneggiata dal terremoto in Irpinia del 1980: dagli originali 6mila litri/secondo, ad un certo punto la portata dell’acqua si era ridotta a metà. La necessità di costruire una nuova galleria emerse all’indomani del terremoto del 23 novembre 1980, a causa del sollevamento dell’arco rovescio e dell’apertura di fornelli in calotta a carico della vecchia galleria. Da allora ad oggi la vecchia galleria è stata in esercizio tra mille acciacchi e non è stato possibile ripararla o manutenerla completamente perché questo avrebbe comportato l’interruzione per diversi mesi dell’approvvigionamento idrico della Puglia. La Galleria Pavoncelli per altro è situata in una zona a più alto rischio sismico: ogni movimento tellurico è un rischio di tenuta importante.
Questa infrastruttura strategica per il sistema acquedottistico pugliese – spiega Fabiano Amati, presidente della commissione di vigilanza sui lavori ma nel 2009 assessore ai Lavori pubblici della regione Puglia, tra i promotori dell’accellerazione per la ripresa delle opere per la Pavoncelli bis — è opera importantissima per alternare con la vecchia galleria il flusso idraulico delle sorgenti di Caposele e di Cassano Irpino, al servizio delle esigenze idropotabili di più di un milione di pugliesi. Una volta operativa la Pavoncelli bis potremo procedere ai lavori di restauro della condotta originaria, che nonostante tutto ha alimentato la Puglia fino ad oggi”.

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