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Smart Working: principi e benefici del lavoro agile

Sono sempre di più le aziende "agili " e il lavoro diventa sempre più flessibile: ma cosa dice la legge che dovrebbe cambiare il quadro normativo in materia?

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Il Job Act dei lavoratori autonomi ha introdotto il concetto di lavoro agile o “smart working”. Flessibilità e autonomia sono i cardini su cui si fonda la nuova particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Si passa dalla flessibilità di tipo orario oppure di tipo spaziale, fino a forme di welfare aziendale per facilitare i lavoratori genitori o impegnati in forme di assistenza parentale.

Smart Working e Telelavoro: che differenza c’è?
Si differenzia dal telelavoro di vent’anni fa, che era tipicamente pensato per mansioni non qualificate rivolgendosi, invece, a professionalità di più alto livello. Inoltre, si basa sull’uso di tecnologie «mobili» che permettono l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti al di fuori dell’azienda.

Smart Working: una realtà che cresce senza sosta
Lo Smart Working è una realtà in espansione:
– 305mila Lavoratori Agili, +14%;
– 13,7 miliardi di euro I benefici possibili per il paese;
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Il 36% delle grandi imprese ha già progetti strutturati, il 7% delle PMI e il 5% delle PA ma sono poche ancora le iniziative che ripensano complessivamente l’organizzazione del lavoro eppure i benefici economico-sociali potenziali sono notevoli:
• L’adozione di un modello “maturo” di Smart Working per le imprese può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi;
• Per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di lavoro in remoto può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti con conseguente miglioramento del work-life balance;
• Per l’ambiente determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 l’anno.
«una filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità ed autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati» così è stato definito dall’Osservatorio, il lavoro agile, e su questo concetto sembra essersi basata la Legge (Qui il testo).

La nuova legge sul lavoro agile
La legge n. 81 del 22 maggio scorso, in vigore dal 14 giugno intende assicurare la totale parificazione del trattamento normativo, retributivo e previdenziale nonché dal punto di vista della tutela in materia di sicurezza, del lavoratore “agile”, rispetto a quello di chi svolge le stesse mansioni all’interno dei locali dell’azienda. Il tutto si rende concreto con un accordo da stipularsi necessariamente per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e che può essere a tempo determinato.
Alcune grandi e vincenti aziende hanno deciso di adottare questa filosofia riconvertendo le proprie risorse interamente allo smart working. Virgin Group, Netflix ma anche aziende italiane come Thun e Tetrapack sono alcuni tra gli esempi di successo basati sulla filosofia secondo la quale non contano le ore che i dipendenti passano sul luogo del lavoro ma i risultati e gli obiettivi raggiunti. Alla base di tutto c’è l’adattabilità: oltre agli orari flessibili, una migliore e più efficace comunicazione e collaborazione in azienda, anche grazie all’utilizzo di device digitali, danno una maggiore libertà e rendono più responsabili i lavoratori nel raggiungere gli obiettivi. “L’azienda che adotta un modello smart adotterà dunque questi cambiamenti anche in funzione di una riorganizzazione degli spazi, creando aree destinate alla collaborazione, open space, aree di relax… Creare luoghi, insomma, dove le persone amano lavorare.” Questa definizione tratta dal libro di Roberto Panzarani, Humanity La conquista sociale dell’impresa, sintetizza bene i concetti di cambiamento radicale che portano con sé i principi smart e che vanno interiorizzati affinché si realizzi una visione più evoluta del concetto di lavoro.

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