Dal primo censimento dei terreni per la produzione di biocombustibili, pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology è emerso che 702 milioni di ettari di terra potrebbero essere destinati alla produzione di biocombustibili. Queste terre sono considerate improduttive per l’agricoltura, ma produrrebbero il 50% dei combustibili utilizzati e non intaccherebbero le colture e i pascoli.
Lo studio è stato curato da Ximing Cai, dell'Università dell'Illinois, ed è il primo ad essere stato realizzato su questo tema a scala mondiale. Fino ad oggi, infatti, erano state condotte ricerche a livello regionale, senza poter confermare che si potesse produrre una quantità di biocombustibili che soddisfacesse il fabbisogno e non compromettesse le aree agricole.
"Le domande alle quali abbiamo cercato di rispondere - scrive Cai - sono: quali tipi di terreni possono essere utilizzati per colture destinare a produrre biocombustibili? Se queste terre ci sono, dove si trovano e quale superficie occupano complessivamente".
Sono state analizzate le caratteristiche relative a qualità del suolo, clima, uso attuale; i dati sono stati raccolti anche grazie all'aiuto dei satelliti per l'osservazione della Terra. Sulla base di questi dati i ricercatori hanno inoltre costruito modelli per calcolare quanto sarebbe produttivo coltivare terreni di questo tipo con il minimo intervento, ad esempio affidando l'irrigazione esclusivamente all'acqua piovana.
C.C.
micheledoca
17 giugno 2011 alle 00:11:04
bruciare cereali? ma che c'entra... lo studio si riferisce alla possibilità di produrre biocombustibili da oleaginose, e alcool etilico da colture dedicate per sostituire quote di combustibili di origine fossile... vantaggi:
1) mettere a coltura zone non coltivate o peggio ancora contaminate (riqualificazione ambientale, barriere verdi alla desertificazione);
2) rotazione delle colture (i terreni non possono essere coltivati sempre con la medessima coltura ma può instaurarsi un virtuoso ciclo di rotazione con colture food in terreni dove non si coltivava nulla);
3) ritoccare il bilancio di CO2 emessa a ribasso (le macchine agricole dedicate e le autobotti possono utiizzare il biocombustibile prodotto);
4) concorenza con i prodotti petroliferi e quindi ribasso dei prezzi dei combustibili più pregiati (e più efficienti);
5) assenza totale di zolfo nelle emissioni;
6) i biocombustibili sono biodegradabili (su terreno e acqua!!!).
albese75
14 giugno 2011 alle 09:06:55
Dedicate quelle terre alla produzione di generi alimentari, non di combustibile! Bruciare i cereali per muovere preistorici motori a combustione E' UNA FOLLIA. RAVVEDETEVI!!!!!! SIETE PRICOLOSI PER L'UMANITA'!!!!