Cil e Cila per l'attivita' edilizia, Inarsind: 'Ogni Regione fa come vuole' | Ingegneri.info

Cil e Cila per l’attivita’ edilizia, Inarsind: ‘Ogni Regione fa come vuole’

La riflessione di Inarsind sulle difficolta' per i professionisti tecnici di orientarsi tra le varie decisione regionali su Cil e Cila

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Entro il 16 febbraio 2015 le Regioni hanno dovuto adeguarsi all’adozione dei nuovi modelli semplificati per la comunicazione di inizio lavori (Cil) e la comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila) per l’attività edilizia (LEGGI DI PIU’). Sul tema Inarsind, il sindacato degli ingegneri e architetti liberi professionisti, ha offerto la sua riflessione in un documento che riportiamo integralmente.

Da molti anni sentiamo ripetere il mantra della semplificazione normativa ma ogni legge emanata al riguardo ha invece sempre, purtroppo, ulteriormente complicato la situazione.

La normativa che riguarda il territorio. La burocrazia asfissiante e l’ossessiva legiferazione allontanano la pubblica amministrazione dalla società civile ed imprenditoriale. Nel settore delle professioni tecniche, lo svolgimento dell’attività diventa quasi impossibile, con enormi danni al collegato vasto mondo economico-sociale. La gestione stessa del territorio, dell’urbanistica, dell’edilizia o del dissesto idrogeologico risulta inevitabilmente deficitaria con risultati drammatici che si ripetono inesorabilmente.

Normativa che regola le libere professioni. La riforma delle libere professioni e degli Ordini ha tradito le iniziali aspettative aumentando oneri e diffidenze. In particolare, è da sottolineare come l’atteggiamento negativo nei confronti dei liberi professionisti sia arrivato a punte ormai paradossali.

Persiste ancora e si rafforza l’idea di fondo che il libero professionista sia evasore, ricco e furbo, con emanazioni di leggi chiaramente volte a contrastare il “malaffare”. Oltre alle leggi che riguardano esplicitamente le libere professioni, anche le leggi che regolano le varie materie di settore contengono ormai esplicite limitazioni all’attività libero professionale che sono inequivocabili attacchi al lavoro intellettuale del professionista.

Alcuni esempi.

La legge sui lavori pubblici accomuna sostanzialmente il lavoro intellettuale a quello dell’impresa fornitrice di servizi, come se ogni giudizio tecnico del professionista fosse animato solo dall’ottenimento del massimo profitto e non da “scienza e coscienza”;

La legge sull’APE (Attestato di Prestazione Energetica); vieta al professionista di svolgere la propria attività per i parenti fino al 4° grado ed è come se un medico non potesse visitare e prescrivere farmaci per una cugina.

Gli ultimi provvedimenti governativi sui moduli unici nazionali per Scia e Permesso di Costruire, fatti all’insegna della semplificazione, non semplificano ma evidenziano in modo esplicito l’aberrante situazione. La declinazione regionale aggiunge ulteriori adempimenti e in alcuni casi si sommano un altro centinaio di punti ai 270 dei moduli nazionali.

L’iniziativa di Confprofessioni “Rottamiamo le norme inutili” è un passo importante.

Oltre a rottamare le norme inutili, però, dobbiamo rottamare anche gli enti che emanano norme inutili, secondo il concetto più volte enunciato (e che ora compare spesso sui social network) che le norme inutili (ovvero dannosissime per il territorio) sono invece utilissimo pane per la burocrazia che ci azzanna.

La maggioranza degli iter burocratici per i cittadini o le imprese sono al limite della follia, solo per giustificare la presenza di questo o quell’ufficio di controllo. Troppi enti pubblici forniscono sempre leggi e norme che invece di essere servizi utili per i cittadini sono necessari solo a giustificare la loro esistenza. Per non parlare delle continue modifiche e degli aggiornamenti: un esempio per tutti potrebbe essere la storia della certificazione energetica degli edifici che dal 2005 al 2014 ha subito almeno una dozzina di modifiche ed integrazioni oltre ad aver dato un’enorme spazio su schemi e norme alle singole regioni e ancora oggi siamo in attesa dei nuovi cambiamenti previsti in luglio 2015.

In campo urbanistico edilizio occorre limitare gli enti che legiferano a due: Stato e Comuni opportunamente ridotti nel numero. La costituzione riconosce ai Comuni la gestione dell’urbanistica ma attualmente le Regioni, in molti casi, stanno limitando in modo inaccettabile l’autonomia dei Comuni. Le Regioni devono avere, invece, solo funzione di controllo e unificazione, senza appesantimenti legislativi.

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