CNR, risorsa da valorizzare per lo sviluppo sociale ed economico del Paese | Ingegneri.info

CNR, risorsa da valorizzare per lo sviluppo sociale ed economico del Paese

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CNR, risorsa da valorizzare per lo sviluppo sociale ed economico del Paese
Approvato dal ministro Moratti il Piano Triennale 2005-2007 predisposto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Quasi un miliardo di budget, oltre 12.000 persone impegnate, investimenti distribuiti tra ricerca strategica, ricerca “a tema libero” e sviluppo di nuove competenze, accordi con partner esterni. La sfida dell’Ente: creare valore per il Paese attraverso la ricerca

Una realtà di oltre 12 mila persone, delle quali 8 mila dipendenti e più di 4 mila giovani a vario livello di formazione , unite da un unico obiettivo: creare valore per il Paese att r averso la ricerca. Una ‘macchina’ che, rispetto a quasi un miliardo di euro di entrate complessive (in parte ottenute come contributo dello Stato, per quasi la metà reperite attraverso contratti ricevuti dall’esterno), nel 2005 ha investito in ricerca 868 milioni , destinando la parte restante alle spese di funzionamento.
E’ il nuovo volto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, secondo la fotografia del Piano Triennale 2005-2007 predisposto dal Consiglio di Amministrazione e approvato dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Letizia Moratti. Una fotografia ‘in movimento’, però: “Come un moderno telefonino, il Piano inquadra una immagine, quella di oggi, ma al contempo funziona come uno strumento per filmare una situazione in divenire, quella della ricerca, sempre al centro di nuove sfide e di nuove frontiere”, afferma il presidente Fabio Pistella . In tal modo il CNR “svolge un ruolo attivo di regista, non di passivo spettatore” e in questa nuova veste, si propone come “risorsa da valorizzare per lo sviluppo economico e sociale del Paese”, secondo un disegno strategico nel quale l’Ente si integra con il mondo esterno, attraverso azioni che coniugano fra loro ricerca, innovazione, competitività e bisogni individuali e collettivi.
Una missione in piena coerenza con gli obiettivi individuati dal Piano Nazionale della Ricerca varato dal Miur, che vede nella ricerca uno strumento per: migliorare la qualità della vita (salute, sicurezza e ambiente), accrescere la competitività delle imprese (grandi progetti nazionali, distretti e accordi internazionali), assicurare lo sviluppo sostenibile a livello globale (prevenzione delle catastrofi naturali, monitoraggio del territorio, tutela della biodiversità).
A distanza di circa un anno dal suo insediamento, avvenuto il 14 luglio 2004, il Cda dell’Ente, riformato in base al decreto legislativo 127 del 4 giugno 2003, rappresenta con il Piano Triennale la ‘mappa’ di azioni, obiettivi e progetti che saranno svolti durante il triennio. In particolare, le scelte del Piano si traducono nelle seguenti indicazioni: circa il 15% del bilancio da destinare alla ricerca spontanea a tema libero , quella che gli anglosassoni definiscono curiosity driven ; un altro 15% da destinare allo sviluppo di competenze (formazione e sviluppo di strumenti); il 70% per ricerche strategiche su 83 progetti individuati da 11 macro aree di ricerca. Nel nuovo CNR, a un modello ormai obsoleto di ricerca, condotta troppo spesso in ordine sparso, indebolita da duplicazioni, frammentazioni e talvolta dispersione dei finanziamenti, si è sostituito un nuovo modello, dove gli spazi per la ricerca spontanea si contemperano con l’esigenza di definire e perseguire in modo strutturato obiettivi realistici in rapporto alle risorse disponibili e concordati all’interno e all’esterno, con Università, altri Enti di ricerca e imprese. “L’Ente è perfettamete in grado di vincere questa sfida” afferma il presidente Pistella, sottolineando “che alla rete scientifica e in particolare ai direttori di istituto si deve gratitudine per il lavoro svolto, spesso con buoni risultati e quasi sempre in condizioni difficili, così come ai componenti dei comitati ordinatori che hanno collaborato negli ultimi mesi al riordino delle attività dell’Ente”.
Le 11 macroaree di attività rappresentano altrettanti obiettivi strategici, cui corrispondono infatti strutture snelle, denominate dipartimenti : “Terra e Ambiente”, “Energia e Trasporti”, “Agroalimentare”, “Medicina”, “Scienze della Vita”, “Progettazione Molecolare”, “Materiali e Dispositivi”, “Sistemi di Produzione”, “Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione”, “Identità Culturale”, “Patrimonio Culturale”. Gli 83 progetti rappresentano le priorità tematiche di ricerca individuate sulla base delle scelte strategiche operate dall’Ente. Alla realizzazione concorrono gli oltre 100 istituti del CNR, in base alle diverse competenze tecnico scientifiche, attraverso circa 650 commesse . Ogni commessa rappresenta l’apporto che il singolo istituto può offrire su un determinato progetto. Tale meccanismo ha l’effetto di “cucire” fra loro competenze distribuite in unità organizzative singole finora non sufficientemente legate da collaborazioni, valorizzandole e finalizzandole al conseguimento degli obiettivi strategici.
Ad esempio, ai progetti delle macro aree strategiche Medicina e Scienze della Vita, cui il CNR destina circa il 20% del proprio impegno finanziario e il 19% dei ricercatori , concorrono istituti afferenti non soltanto a queste due aree, ma anche all’Information and Communication Technologies (Ict), come gli Istituti di Applicazione del Calcolo, di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici e di Analisi dei Sistemi ed Informatica. Dall’incontro di queste competenze nascono progetti – come quello su “Innovazione e integrazione tecnologica in medicina” – che si prefiggono di sviluppare e validare tecnologie per la medicina e i relativi standard, nuovi materiali e dispositivi per la sensoristica e la sostituzione di tessuti ed organi, inclusa la relativa modellistica matematica. Da premesse analoghe nasce anche il progetto su “Epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari”, che vede l’apporto, fra gli altri, degli Istituti di Matematica Applicata e Tecnologie Informatiche e di Ricerca sulla Popolazione e le Politiche Sociali. In questo quadro, particolarmente importante è la collaborazione avviata per predisporre nuove metodologie informatiche destinate al Sistema Sanitario Nazionale, insieme al Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica della Presidenza del Consiglio e al Ministero della Sanità.
Alla grande sfida dell’ambiente l’Ente dedica il 20% delle proprie risorse finanziarie e il 18% dei ricercatori, attraverso l’approfondimento delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici globali, allo studio delle variazioni temporali e spaziali della struttura e della composizione del Sistema Terra, alla comprensione degli ecosistemi terrestri e marini e delle loro dinamiche. Ma i progetti riguardano anche la valorizzazione delle risorse idriche, nonché le opportunità produttive offerte dall’ambiente come risorsa. Basti ricordare le ricerche volte a valutare, tramite modelli e misure sperimentali, le variazioni climatiche antiche e recenti del sistema Terra, per cause naturali o generate dall’intervento dell’uomo, al fine di prevedere le risposte ecologiche di specie e comunità. Accanto a queste, studi sui fattori di generazione dei rischi sul territorio, naturali o indotti dalle attività umane, sia in aree di superficie che sottomarine, al fine di mettere a punto metodi di prevenzione e mitigazione. Per dare un’idea concreta di questo prezioso contributo si può ricordare la strage evitata, nello scorso marzo, in un piccolo centro della Calabria. A Cavallerizzo, dove una frana causata dal dissesto idrogeologico ha colpito il paese, la popolazione è stata evacuata efficacemente soprattutto grazie ai ricercatori del CNR, che hanno monitorato senza sosta la zona a rischio e dato tempestivamente l’allarme.
Alla macroarea dell’Energia e dei Trasporti il CNR dedica il 5% delle risorse e il 5% dei ricercatori . L’Ente svolge ricerche sulla produzione, il trasporto e l’impiego dell’idrogeno, il recupero e la valorizzazione di residui e rifiuti, la sicurezza e l’aumento del rendimento di impianti di produzione dell’energia. Fra gli obiettivi la messa a punto di processi di produzione di combustibili sintetici da fonti rinnovabili per motori a bassa emissione inquinante e lo sviluppo di nuove tecnologie, componenti e materiali per celle a combustibile, alimentate da energia termica a bassa temperatura utilizzando calori di scarto e combustibili non convenzionali. Importanti, in prospettiva, le collaborazioni con l’ENEA e con l’industria motoristica nazionale.
All’Agroalimentare, il CNR destina circa il 7% delle proprie disponibilità finanziarie e il 10% dei ricercatori . Fra i progetti, lo sviluppo di metodologie diagnostiche avanzate per la rintracciabilità e per l’analisi della qualità, tipicità e provenienza dei prodotti agroalimentari, con particolare attenzione alla relazione fra dieta e salute.
Direttamente riconducibili alla competitività del sistema produttivo nazionale sono le macroaree Sistemi di produzione, Materiali e Dispositivi e Progettazione Molecolare, cui è destinato il 34% delle risorse finanziarie e il 29% dei ricercatori . Emblematiche le collaborazioni fra CNR e Imprese nei sistemi avanzati di manifattura, nella microelettronica e nell’industria chimica, con contributi importanti di queste macroaree anche sul tema della salute. Il progetto mirato allo sviluppo di materiali organici e colloidali su scala nanometrica, ad esempio, punta alla realizzazione di sistemi e dispositivi nell’elettroottica, nel packaging e nelle applicazioni biomediche. Altri esempi di come l’iniezione di tecnologie scientifiche di avanguardia possa giovare ai processi e prodotti maturi, all’interno del sistema manifatturiero, sono offerti dai “tessuti intelligenti”, capaci di “annullare” i cattivi odori o di rilasciare sostanze terapeutiche, ma anche dalla tecnologia hi-tech realizzata dal CNR e applicata dall’industria calzaturiera: un sofisticato sistema in grado di rilevare ed elaborare l’immagine digitale del piede e mettere in produzione una calzatura “personalizzata”.
Per la realizzazione dei progetti di tutte le macroaree, il Piano Triennale prevede collaborazioni con imprese, università, associazioni di categoria, enti pubblici di ricerca. Anche sul piano delle risorse finanziarie il CNR ha messo a punto un approccio innovativo: introducendo la rappresentazione full cost nell’allocazione delle risorse e procacciandosi i fondi, aggiuntivi al contributo dello Stato, indispensabili per realizzare i progetti. Un meccanismo vincente si è rivelato l’accesso coordinato tra CNR, università e imprese che, facendo “squadra”, attingono a finanziamenti di natura competitiva, sia a livello nazionale, sia a livello europeo. In tal modo, l’ente si comporta come un “amplificatore” di risorse finanziarie , nel senso che il contributo ordinario dello Stato viene rafforzato nella sua efficacia dalle risorse reperite all’esterno. Nel 2005, rispetto ai 480 milioni di euro derivanti dal contributo del Miur, il CNR produce ricerca per 868 milioni di euro, con un fattore di amplificazione pari a 1,8. Alcuni accordi già operativi riguardano collaborazioni settoriali (Finmeccanica, Avio, Comau, Mapei), di filiera (Federchimica) e territoriali (Unioncamere, Confartigianato). Il partenariato perseguito dal CNR si rivolge poi, oltre che al Miur e alla Commissione Europea, ad altri ministeri (Ambiente, Beni Culturali, Attività Produttive, Salute, Dipartimenti per la Protezione Civile e per l’Innovazione Tecnologica) e alle Regioni.
Ma il CNR è anche un “amplificatore” di risorse umane. All’attuazione dei progetti partecipano, oltre ai suoi dipendenti, ricercatori di Università, borsisti, dottorandi “esterni”. In conclusione, il CNR è una realtà di oltre 12 mila persone, di cui circa 10 mila ricercatori. In particolare, sono oltre 4 mila gli associati di ricerca “distaccati” a vario titolo dalle Università nei laboratori del CNR. A queste risorse vanno sommati almeno altri 2 mila ricercatori , impegnati nei progetti del CNR con Consorzi interuniversitari e imprese.
Gli interventi adottati dal CNR hanno meritato il plauso di un gruppo di lavoro del CREST (organismo di consulenza alla Commissione Europea su ricerca e sviluppo) e sono in linea con analoghe riforme adottate, ad esempio, in Francia. Gli ambiziosi traguardi enunciati a Lisbona di un’Europa leader mondiale nella società della conoscenza impongono al mondo della ricerca di evitare la tentazione dell’autoreferenzialità e di impergnarsi su questioni concrete e al “Sistema Italia” di andare più orgoglioso della rete di ricerca nazionale e di valorizzarla per le sue importanti capacità di contributo.

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