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Costruire sulla Luna con materiali in situ

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Progettare una futura vita sulla Luna (ipotesi  esplorata dalla Nasa) comporta anche la possibilità di costruirvi. Partendo dalle fondamenta,  per issare muri e eventuali edifici occorre utilizzare quelli in loco. Un team dell’Università Virginia Tech sotto la supervisione della professoressa Kathryn Logan, si è chiesta come sarebbe un mattone “lunare”:  stabile in condizioni di scarsa gravità, resistente ai bombardamenti da radiazione solare e  realizzabile interamente con materiale già presente sul satellite. Ne ha quindi progettato un particolare tipo utilizzando materiali simili a quelli che si potrebbero trovare sul satellite.  I ricercatori del Virginia Tech hanno simulato la creazione del mattone adoperando composti simili a quelli presenti sulla luna: cenere vulcanica combinata con polvere di alluminio. La scelta è caduta su rocce vulcaniche e basalite che si avvicinano molto alla Regolite (la pietra e polvere lunare).  Hanno quindi mescolato il tutto in un crogiolo di silice, aggiungendo in ultimo del nichel. Portando il miscuglio a una temperatura di 1480 gradi centigradi, si sviluppa un miscuglio denso che, raffreddandosi, si trasforma in un solido mattone. Con tale esperimento il team ha vinto il primo premio del concorso In-Situ Lunar Resource Utilization indetto dalla Pacific International Space Center for Exploration Systems (PISCES). Il mattone lunare contempla quindi non solo la composizione, ma anche la facilità di assemblaggio dei materiali, la gravità della Luna e l’esposizione alle radiazioni solari. Kathryn Logan afferma, quindi, che tutto ciò che occorre a un astronauta per ricreare il mattone sulla Luna è un sistema che consenta di portare a fusione il miscuglio.

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