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Dall’Universita’ di Sassari un ‘sostituto ecologico’ del cemento

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Un processo inedito di produzione di polimeri che prevede l’utilizzo delle ceneri delle centrali termiche al posto del cemento per ridurre la Co2 immessa in atmosfera: è il cuore del “Progetto Fenice”, presentato nei giorni scorsi dal professor Alberto Mariani, docente di Chimica industriale e dei polimeri al Dipartimento di chimica e farmacia dell’Università degli Studi di Sassari e Direttore del master internazionale “Chimica verde: produzioni chimiche e nuovi materiali da fonti rinnovabili”.

Il potenziale impiego dei nuovi materiali verte proprio sulla riduzione dell’impatto ambientale provocato dalla produzione del cemento. “Sebbene sia un fatto sottaciuto”, spiega Mariani, “la principale causa di inquinamento da anidride carbonica dovuto ad attività umana è legato alla produzione del cemento tradizionale, con 1 tonnellata di Co2 circa per una tonnellata di cemento”. A questo elemento va aggiunto che il processo produttivo tradizionale richiede l’utilizzo di grosse quantità di risorse energetiche, poiché la trasformazione delle materie prime avviene in altiforni a circa 1500 °C, il che rende l’attuale cemento incompatibile col concetto di sostenibilità ambientale.

In Sardegna esistono o sono in corso di costruzione diverse centrali termoelettriche a carbone e a biomasse, come Enipower (Porto Torres), il Progetto Sotocarbo nel Sulcis, e i progetti per le centrali di Fiume Santo e di Ottana. Nel migliore dei casi il loro funzionamento non prevede l’aumento del contenuto di anidride carbonica immessa atmosfera rispetto ai livelli attualmente presenti. Nonostante si tratti di importanti e positive innovazioni, la situazione ideale sarebbe quella di, addirittura, ridurre i livelli di inquinamento da anidride carbonica.

“Bisogna considerare inoltre un altro fattore”, continua Mariani. “Tutte queste centrali produrranno una percentuale variabile di ceneri che va dal 10 al 15% (tradotta in numeri, centinaia di migliaia di tonnellate annue) che, attualmente, vengono per lo più aggiunte al cemento tradizionale. Questa operazione consente di impiegare una minor quantità di cemento per poter ottenere una tonnellata di materiale finale: per effetto dell’aggiunta delle ceneri, infatti, per ogni tonnellata prodotta si immette dal 10% al 15% di anidride carbonica in meno nell’atmosfera. Questo fatto, certamente positivo, risulta però del tutto insufficiente ai fini della sostenibilità ambientale”.

In questo senso il progetto Fenice propone di utilizzare un processo completamente diverso, grazie al quale è possibile utilizzare le ceneri delle centrali termiche per la produzione di polimeri da utilizzare quali sostituti del cemento e non quali suoi additivi. Non soltanto questi materiali non comportano alcuna emissione di anidride carbonica nell’atmosfera, ma la trasformazione inoltre avviene a temperatura ambiente, senza spreco di risorse energetiche. Al posto delle ceneri, o in aggiunta ad esse, è anche possibile utilizzare materiali rocciosi, facilmente reperibili in molte zone della Sardegna.

“Grazie all’utilizzo di questa nuova tecnologia, le ricadute in ambito occupazionale saranno presumibilmente positive, in particolare nel settore della gestione degli scarti, del cemento e delle costruzioni, dei materiali avanzati. Inoltre, la possibilità di utilizzare anche materiali rocciosi potrebbe consentire il rilancio di una parte del settore delle estrazioni minerarie, senza trascurare l’indotto”, conclude il professor Mariani.

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