“Decreto Sud” in Gazzetta: le novità per fare impresa nel Mezzogiorno | Ingegneri.info

“Decreto Sud” in Gazzetta: le novità per fare impresa nel Mezzogiorno

Dalle cd. ZES in aree portuali, all’utilizzo delle terre e degli immobili abbandonati, dallo sviluppo dell’imprenditoria giovanile, al supporto delle attività in crisi, fino alle novità sulla classificazione dei rifiuti: queste le leve di una strategia per lo sviluppo e la crescita dei territori meridionali che il Decreto Mezzogiorno rilancia.

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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto legge del 20 giugno 2017 n. 91, recante “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”

Il D.L. 91/2017, “Decreto Sud”, prosegue la campagna avviata dal Governo nel dicembre (decreto Mezzogiorno n. 243/2016) per il rilancio economico delle Regioni del Mezzogiorno e introduce novità importanti per quel che riguarda gli investimenti nel Sud con particolare riferimento all’incremento delle attività imprenditoriali.

 

 In sintesi

Numerose, dunque, le novità per quel che riguarda gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno, con particolare riferimento all’incremento delle attività imprenditoriali: si va dalle nuove opportunità con l’introduzione delle cosiddette ZES, le Zone economiche speciali nelle aree portuali, alla proroga per l’iperammortamento per i casi di ritardi nelle consegne di macchinari industriali più complessi, passando per l’ampliamento del credito d’imposta (‘bonus Sud’) che è stato introdotto dalla legge di stabilità del 2016.

In particolare, attraverso le ZES, le nuove imprese e quelle già operanti possono beneficiare non solo di semplificazioni di tipo amministrativo, a patto di incrementare gli investimenti, oppure di intraprendere programmi imprenditoriali, ma anche del ‘bonus Sud’ maggiorato rispetto a quello previsto nella ‘Finanziaria’ del 2016, ovverosia nella Legge di Stabilità.

Le disposizioni del D.L. entrano in vigore dal giorno successivo alla sua pubblicazione ufficiale (GU n. 141 del 20 giugno 2017), al fine di introdurre – con urgenza – nuovi strumenti volti a sostenere la crescita economica e occupazionale del Mezzogiorno, anche attraverso l’individuazione di nuovi incentivi per i giovani imprenditori privi di mezzi finanziari propri per avviare un’attività.

 

Le finalità

Il nuovo provvedimento segue quello dello scorso dicembre, decreto-legge n. 243 del 29 dicembre 2016  con il quale il Governo ha avviato una campagna ad alta intensità per il rilancio del Mezzogiorno d’Itala.

Il  nuovo “Decreto Sud” si è reso necessario per l’urgenza di interventi volti a favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del paese.

 

 

Le novità

Scattano, dunque, importanti novità. Tra le misure pensate dal Governo si segnalano:

  • “Resto al Sud”, una misura rivolta ai giovani imprenditori al fine di promuovere la costituzione di nuove imprese;
  • l’istituzione delle ZES, le zone economiche speciali che si concentreranno nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate – alle quali verranno riservate agevolazioni fiscali aggiuntive, rispetto al regime ordinario del credito d’imposta al Sud – al fine di favorire lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove imprese;
  • l’introduzione di strumenti di velocizzazione degli investimenti pubblici e privati;
  • la semplificazione delle procedure adottate per la realizzazione degli interventi dei Patti per lo sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno;
  • la proroga al 31 luglio 2018 del termine per gli investimenti che possono godere dei benefici fiscali previsti dalle disposizioni sull’iperammortamento e la previsione di garanzie supplementari per le aziende italiane soggette ad amministrazione straordinaria;
  • la procedura di valorizzazione di terreni abbandonati o incolti e di beni immobili in stato di abbandono per rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito dei giovani.
  • la modifica del T.U. dell’Ambiente relativa alla classificazione dei rifiuti.

 

La misura “Resto al Sud”

Partiamo dalla misura ‘Resto al Sud’, rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che non dispongono di mezzi per avviare un’attività propria.

Si stratta di uno strumento che offre un forte supporto alla nuova imprenditorialità, prevedendo, per i giovani meridionali che vogliano avviare un’attività propria nell’ambito della produzione di beni nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’industria ovvero relativa alla fornitura di servizi, una dotazione di 40.000 euro, di cui il 35% a fondo perduto, a copertura dell’intero investimento e del capitale circolante.

Sono escluse le spese per progettazione e quelle per personale, mentre è prevista la possibilità di azioni di accompagnamento nelle fasi di sviluppo del progetto imprenditoriale da parte di enti pubblici e non, accreditati.

 

Istituzione delle Zone economiche speciali ZES

Il decreto, che mira a incentivare la nuova imprenditorialità, prevede una specifica disciplina per la istituzione di Zone economiche speciali (ZES), con particolare riferimento alle aree portuali, nonché una serie di misure di semplificazione e per la velocizzazione degli investimenti pubblici e privati nel Mezzogiorno.

Le ZES saranno concentrate nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate.

Lo scopo è di sperimentare nuove forme di governo economico di aree dedicate, nelle quali le procedure amministrative e le procedure di accesso alle infrastrutture per le imprese, siano coordinate da un soggetto gestore in rappresentanza dell’Amministrazione centrale, della Regione interessata e della relativa Autorità portuale, al fine di consentire una progettualità integrata di sviluppo della ZES, con l’obiettivo di rilanciare la competitività dei porti delle regioni meridionali.

Allo stesso scopo, le ZES saranno dotate di agevolazioni fiscali aggiuntive, rispetto al regime ordinario del credito d’imposta al sud.

In particolare, oltre agli investimenti delle PMI, saranno eleggibili per il credito d’imposta investimenti fino a 50 milioni di euro, di dimensioni sufficienti ad attrarre player internazionali di grandi dimensioni e di strategica importanza per il trasporto marittimo e la movimentazione delle merci nei porti del Mezzogiorno.

Le ZES saranno attivate su richiesta delle regioni interessate, previo adeguato progetto di sviluppo, e queste ultime saranno pienamente coinvolte nel loro processo di istituzione e nella loro governance.

In particolare, attraverso le ZES, le nuove imprese e quelle già operanti possono beneficiare non solo di semplificazioni di tipo amministrativo, a patto di incrementare gli investimenti, oppure di intraprendere programmi imprenditoriali, ma anche del ‘bonus Sud’ maggiorato rispetto a quello previsto nella ‘Finanziaria’ del 2016, ovverosia nella Legge di Stabilità.

Il bonus Sud, ricorda l’Agenzia delle Entrate, è rappresentato da un credito di imposta che, nel rispetto dei requisiti di accesso previsti, scatta con l’acquisto di beni strumentali nuovi che sono destinati a strutture produttive del Mezzogiorno.

Fermo restando che sono escluse dal bonus le aziende che sono in scioglimento o in stato di liquidazione, l’agevolazione per le ZES è fruibile da parte delle imprese per investimenti in beni strumentali entro la data 31 dicembre del 2020 e comunque per un massimo in controvalore di 50 milioni di euro per quel che riguarda il progetto di investimento. Pena la decadenza dell’agevolazione, inoltre, le imprese beneficiarie del credito di imposta maggiorato dovranno operare sul territorio per i cinque anni successivi rispetto alla data di completamento del progetto di investimento.

 

Velocizzazione degli investimenti pubblici e privati

Il decreto prevede, inoltre, strumenti di velocizzazione degli investimenti pubblici e privati, la semplificazione delle procedure adottate per la realizzazione degli interventi dei Patti per lo sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, accelerando i tempi e riducendo gli oneri a carico delle Amministrazioni centrali. Con una specifica misura di valorizzazione dei Contratti Istituzionali di sviluppo si rende invece possibile l’utilizzo di questa forma di gestione dell’attuazione degli interventi di notevole complessità nei programmi operativi, finanziati con risorse nazionali e comunitarie, che ha dato buoni frutti nelle esperienze già attive.

 

 

Iperammortamento e garanzie supplementari per le aziende italiane soggette ad amministrazione straordinaria

Commentando l’entrata in vigore del decreto legge n.91, il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, si è soffermato sull’introduzione di una proroga del termine di consegna dei beni in iperammortamento e sulla previsione di alcune garanzie supplementari per le aziende italiane soggette ad amministrazione atraordinaria.

Il Decreto, infatti, introduce una proroga del termine di consegna dei beni in iperammortamento al 31 luglio 2018.

“Dal confronto con le imprese – ha commentato il Ministro Calenda – sta emergendo la possibilità che il significativo aumento degli ordinativi, soprattutto dei macchinari industriali più complessi che beneficiano dell’introduzione dell’iperammortamento, possa determinare l’oggettiva impossibilità per le imprese di rispettare le date per la consegna dei beni che erano state previste dalla norma. Il governo fa dunque un ulteriore passo a favore della possibilità per le imprese di sfruttare le enormi potenzialità del piano industria 4.0 per innovare e crescere”.

Inoltre il provvedimento stabilisce alcune garanzie supplementari per le aziende italiane soggette ad amministrazione straordinaria.
Si prevede che nei casi in cui le società cessionarie di complessi aziendali di società sottoposte ad amministrazione straordinaria si rendano gravemente inadempienti nell’esecuzione del contratto di compravendita e si rendano insolventi, è possibile il loro assoggettamento ad Amministrazione straordinaria in luogo del fallimento, pur in assenza dei requisiti dimensionali previsti dalla legge per l’apertura della procedura (500 addetti e debiti non inferiori ai 300Mln di euro).
La norma è dunque volta a consentire il perseguimento del tentativo conservativo fallito per l’inadempienza dell’acquirente divenuto insolvente, evitando il fallimento che sarebbe inevitabile nel caso in cui l’impresa abbia nel frattempo perduto i requisiti dimensionali per l’accesso alla procedura.

“Grazie all’approvazione della norma – ha commentato il Ministro Calenda – saremo in grado di mettere in campo una ulteriore garanzia per le aziende e per i lavoratori in difficoltà perché saremo in grado di estendere la copertura della procedura dell’amministrazione straordinaria anche a quei casi in cui la società acquirente si venga a trovare in una situazione di insolvenza e non sia in grado di rispettare gli obblighi assunti”.

 

Valorizzazione di terreni e immobili abbandonati

Nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al fine di rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito dei giovani, è stata individuata una procedura sperimentale di valorizzazione di terreni abbandonati o incolti e di beni immobili in stato di abbandono.

Tra le aree considerate abbandonate o incolte figurano le aree edificate ad uso industriale, artigianale, commerciale, turistico-ricettivo, che risultino in stato di abbandono da almeno quindici anni.
Il comune deve pubblicare periodicamente sul proprio sito istituzionale i bandi per l’assegnazione dei beni inutilizzati. Il termine per la presentazione delle domande non può essere inferiore, per ciascun bando, a centoventi giorni dalla pubblicazione del bando stesso.

Inoltre i comuni introducono criteri di valutazione dei progetti che assicurino priorità ai progetti di riuso di immobili dismessi, senza consumo di ulteriore suolo non edificato, basati su elevati standard di qualità architettonica e paesaggistica.

Nel caso in cui l’assegnazione o il progetto abbiano ad oggetto l’esecuzione sui beni di attività terziarie di carattere non profit o artigianali, il comune adotta le connesse modificazioni in variante degli strumenti urbanistici vigenti entro centottanta giorni dall’assegnazione del bene.

 

Leggi anche: Decreto legge Mezzogiorno: imprenditoria giovanile in agricoltura e terreni agricoli incolti

 

Novità anche per il T.U. dell’Ambiente: classificazione CER dei rifiuti

“La  classificazione  dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER ed applicando le disposizioni  contenute  nella  decisione 2014/955/Ue e nel regolamento (Ue) n.  1357/2014  della Commissione, del 18 dicembre 2014”.

Si tratta della versione definitiva dell’articolo 9 del decreto Mezzogiorno.

L’articolo sostituisce la premessa dell’allegato D del T.U. dell’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006) riguardante la classificazione CER dei rifiuti – introdotta con il decreto 91 del 2014 – sulla classificazione dei rifiuti pericolosi.

Le versioni precedenti del decreto eliminavano la premessa dell’allegato con l’obiettivo di eliminare il problema dei codici a specchio (con cui si intende lo stesso rifiuto classificabile con due tipi di codice CER diversi, uno per i pericolosi uno per i non pericolosi).

Oggi, nel caso ci sia un dubbio sulla natura di un rifiuto si finisce per classificarlo come pericoloso, così da evitare di effettuare i test di verifica necessari: in questo modo però i costi dello smaltimento aumentano.

L’obiettivo della nuova versione dell’articolo resta lo stesso ma con un più esplicito rimando alle normative europee che, nel tempo, hanno superato le regole introdotte con il decreto Competitività del 2014.

 

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