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FlexHubDock: il porto flessibile di Barcellona nel 2050

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Il progetto ideato da Carolina Aguirre, Xiomara Armijo e Carlo Caltabiano, tre studenti dell’IAAC, Institute for Advanced Architecture of Catalonia, rispecchia lo spirito aperto del capoluogo catalano. Elaborato durante lo studio Emergent Territories del Master in Advanced Architecture diretto da Willy Müller, FlexHubDock ci catapulta direttamente a Barcellona nel 2050, con un’area portuale non solo luogo di commercio e smistamento logistico, ma anche nuovo fulcro della vita sociale della città.

Il Porto e la sua città possono coesistere in armonia, grazie ad una superficie intelligente che rende la banchina anche una Piazza pubblica. In tempo reale e secondo le necessità, essa può esser gestita da sensori e un sistema di rete che ricevono informazioni riguardo all’organizzazione dello spazio. In un solo giorno la funzione e la forma del FlexHubDock possono cambiare diverse volte.   

Lo spazio condiviso è la soluzione su cui si basa il concetto che ha ispirato il FlexHubDock e la condivisione deriva soprattutto dalla flessibilità. Il Porto può fungere da banchina e da punto d’incontro e di scambi sociali e può trasformare gli utenti in agenti, ottimizzando in questo modo lo spazio in diversi momenti del giorno.  

L’acqua, grazie all’FHD, si trasforma in terra, donando alla città un plus di territorio che può ritirarsi in qualunque momento se fosse necessario. 

Il sistema parametrico-modulare del FlexhubDock, fornisce una struttura addizionale aperta per possibili future applicazioni in altri porti nelle città di tutto il mondo, con possibilità che oggi ci è difficile immaginare.

C.C.

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