Giovani, welfare e ammortizzatori. L'agenda per avvocati e architetti | Ingegneri.info

Giovani, welfare e ammortizzatori. L'agenda per avvocati e architetti

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MILANO – Dal lenzuolo alla coperta corta. Potrebbe essere questa la parabola del mondo delle professioni in Italia. L’ultimo ad aver messo mano al mondo degli ordini professionali era stato nel 2006 il decreto Bersani che grazie alla sua interminabile sequela di norme prese subito il nomignolo di «lenzuolata».

Adesso che il ministro Alfano ha convocato per il 15 aprile presso il ministero della Giustizia gli «stati generali delle professioni», il rischio è quello di una coperta corta che finisca per scontentare in tanti. Non sarà semplice accontentare due milioni di professionisti raggruppati in 24 ordini appartenenti ad aree eterogenee, con problemi ed emergenze profondamente diverse. Tutti reduci da un anno di crisi che ha intaccato i fatturati e decimato l’occupazione di una categoria che garantisce comunque il 12,5% del Pil nazionale. Per comprendere quanto sia attuale il tema, basta ricostruire la successione di dichiarazioni infuocate giunte dal mondo delle professioni non ordinistiche che non hanno ricevuto la convocazione per il tavolo di lavoro che si aprirà il 15 aprile in via Arenula.

Del resto se il mondo delle professioni attende questa riforma ormai da anni un motivo ci sarà:  è un coacervo di veti incrociati, di interessi obliqui e di lobby di potere spesso in collisione. Eppure una riforma la vogliono tutti, per motivi diversi e non necessariamente coerenti. La costituzione del gruppo di lavoro presso il ministero della Giustizia si pone come obiettivo (dichiarato) lo snellimento degli ordinamenti «per un’impostazione più rispondente alle moderne esigenze di ambiti professionali proiettati ormai in uno scenario internazionale». Ma i 24 presidenti degli ordini professionali dovranno anche cercare di eliminare sovrapposizioni tra competenze e norme poco chiare in merito a ruoli e mansioni. Su un punto però sembra esserci opinione unanime: abrogare le norme introdotte dal decreto Bersani e in particolare quella che aboliva la tariffa minima per i professionisti, offrendo al cliente la possibilità di negoziare la parcella. Insomma, secondo qualcuno, tira aria di restaurazione. «Non è così — afferma decisa Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario delle professioni) — la nostra non è una crociata contro la Bersani, il progetto deve essere più vasto e profondo. Non a caso noi avevamo già preparato la bozza per uno statuto delle professioni che affermasse un nuovo ruolo sociale, economico e civile. Un testo che ci auguriamo venga tenuto in considerazione durante i lavori ministeriali».

Il ripristino dei tariffari però, rimane uno dei punti prioritari dell’incontro. «La Bersani aveva un approccio sbagliato nei nostri confronti—continua Calderone —. La sensazione era quella di essere trattati come un popolo di evasori fiscali da rimettere in riga. E l’abolizione dei minimi tariffari ha mancato clamorosamente il suo obiettivo: il mercato non ne è uscito più fluido, anzi a esserne danneggiati sono risultati i più giovani perché i minimi tariffari rappresentavano un sistema di garanzia per loro. Invece oggi, mentre i grandi studi, forti della loro fama, possono emettere le parcelle che vogliono, gli altri devono adeguarsi a una mortificante corsa al ribasso».

Ma non è solo una questione di tariffe. Gli ultimi dati dell’Istat sull’occupazione (380 mila posti persi nel 2009) hanno ulteriormente confermato lo stato di crisi in cui versa una nazione in cui imprese e lavoratori faticano a reggere un periodo di così forte recessione.

In un simile contesto da più  parti si auspica, da tempo, un ripensamento dell’intero sistema produttivo e occupazionale. Non più solo misure di contenimento ma riforme strutturali per il rilancio del Paese. «È un appello che noi per primi abbiamo lanciato—protesta Calderone — è arrivato il momento delle scelte importanti e coraggiose. Bisogna avviare riforme in stallo da troppi anni. Abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali in grado di sostenere un’emergenza verificatasi anche tra le categorie professionali, bisogna varare piani di formazione continua in grado di mantenere costantemente competitivi i nostri studi e il personale che vi lavora. Partecipiamo con molta curiosità a questo tavolo indetto dal ministro Alfano ma sappiamo bene che stavolta non si può più rinviare l’appuntamento con la riforma delle professioni».

Ma a quell’appuntamento sono in tanti a voler partecipare: il mondo delle professioni è molto cambiato negli anni e sono cresciute nuove figure, molte delle quali non inquadrate all’interno di ordini. Ma non sono stati invitati.

Tratto dal Corriere della Sera del 6 aprile a firma di Isidoro Trovato 

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