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Ingegneria di carta

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di Alessandra Pieracci

Si dice che gli aeroplanini di carta abbiano ispirato i fratelli Wright. Però anche in questo campo il primato è rivendicato dalla Cina, dove duemila anni fa si piegavano fogli in modo da realizzare frecce da combattimento avvelenate capaci di raggiungere grandi velocità. Dall’Egitto rispondono che le intuizioni originali derivano invece dall’osservazione degli scarti di papiro gettati via e rimasti in aria prima di precipitare tra le antiche spazzature. Tant’è, la passione del volo di carta non conosce confini territoriali né temporali. Anche la generazione cresciuta a game boy e videogiochi riscopre il fascino di un passatempo costato note e richiami scolastici ai loro nonni e ai loro padri. E se ai giovani piloti manca la pratica, affinata un tempo fin dall’asilo, non difetta però la teoria: leggi di fisica e design si sposano con le ricerche su Internet per trovare consigli da tutto il mondo.

«Non avevo mai fatto un aeroplanino da piccolo, ma riesco a realizzare modelli in grado di volare lontano o in alto, a seconda delle caratteristiche» dice Emiliano, studente di ingegneria. «Ho messo in pratica qualche concetto studiato a lezione» conferma Gabriele, che frequenta il corso di design industriale presso la facoltà di Architettura. «Costruivo modellini da bambino, avevo smesso perché ero da solo. Ora ho ricominciato e mi diverto» aggiunge Ugo. Tutti e tre hanno partecipato alle selezioni per il Campionato mondiale di aeroplanini di carta che si terrà tra le rappresentanze di 85 Paesi l’1 e 2 maggio presso l’Hangar 7 di Salisburgo, dove Dietrich Mateschitz, fondatore della Red Bull, tiene i gioielli della sua collezione di velivoli storici, una passione da cui nasce la caratteristica campagna pubblicitaria della bibita.

Impressionanti i record da battere: longest distance 63,19 metri, longest airtime 27,6 secondi. La terza prova, acrobatics, è valutata con punteggi. Ken Blackburn, americano quarantaseienne che detiene dal 1998 il record di longest airtime, spiega che per costruire ci si ispira anche agli insetti e ai pipistrelli e che lui aveva vinto con un aeroplanino inventato quando aveva 13 anni. Al tempo del record studiava ingegneria aeronautica, oggi, dopo 19 anni alla Boeing, conduce ricerche per l’aviazione Usa. «Con i modelli di carta ho capito il funzionamento del volo» dice.

Il legame tra hobby e scienza è stretto: il professor Werner Gruber dell’Università di Vienna, in giuria al precedente Mondiale, ha costruito una galleria del vento in miniatura, dove testa aeroplanini di carta per studiare aerodinamica. In Giappone, Agenzia Spaziale e Associazione Origami si sono unite per lanciare 100 modellini di carta speciale a 8000 chilometri l’ora dalla Stazione Spaziale Internazionale.

In gara, occorrono conoscenze tecniche, creatività e anche una certa preparazione atletica per il lancio se si vogliono raggiungere risultati da Guinness con siluri che possono superare i 100 chilometri l’ora. Le regole della Paper Aircraft Association prevedono per le prime due categorie aerei costruiti con un unico foglio di carta standard A4 (297×210 mm) e non più pesanti di 100 grammi. Il foglio può essere modellato solo grazie alle piegature. Chi punta alla distanza costruisce un aeroplanino lungo e stretto per effettuare una traiettoria senza «svolazzi», all’interno di un cono la cui sezione è sagomata a terra. Chi vuole battere Blackburn alleggerisce la struttura per rallentare la planata. Il pilota deve lanciare con i piedi a terra. Le «acrobazie» non prevedono restrizioni di carta o forma.

Le selezioni per la Red Bull Paper Wings World Champion proseguono il 19 all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, il 25 all’ex Sferisterio di Bologna, il 26 a Torino, Palestra Cus di via Braccini.

La Stampa del 14 febbraio 2009

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