La valutazione dei rischi in caso di interferenze (Duvri) e nei settori a basso rischio infortunistico | Ingegneri.info

La valutazione dei rischi in caso di interferenze (Duvri) e nei settori a basso rischio infortunistico

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1. Interferenze tra imprese e necessità del DUVRI

2. Eccezioni all’obbligo del DUVRI

3. Interferenze all’interno della stessa impresa

4. I costi delle misure per eliminare o ridurre i rischi da interferenze

5. Il documento di valutazione dei rischi per i settori a basso rischio infortunistico

 

1. Interferenze tra imprese e necessità del DUVRI

Una prima esplicita attenzione alle problematiche di sicurezza che possono (quasi sicuramente) insorgere quando in uno stesso ambiente di lavoro si trovino a operare più o meno promiscuamente dipendenti di aziende o imprese diverse (o anche lavoratori autonomi) si trovava già nell’art. 7 dell’abrogato D.Lgs. n. 626/1994, che è stato recepito, con alcune integrazioni (anche di natura amministrativa) nell’art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008. Tra queste, è innovativo l’obbligo (accollato al datore di lavoro committente) di redazione di un documento specifico di valutazione dei rischi da eventuali interferenze lavorative pericolose, possibili causa o concausa di incidenti o infortuni.

Ogni datore di lavoro committente deve pertanto elaborare un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze possibili fra i lavoratori di aziende diverse, inclusa, fra queste, la sua stessa azienda. Detto Documento Unico di Valutazione del rischio da Interferenze (DUVRI) è di fatto un Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) del tutto affine a quello previsto nel caso di cantieri temporanei o mobili dal Titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 anche se la sua redazione non è riservata a un tecnico specialista (come è invece nel caso dell’elaborazione del PSC) (*).

Il DUVRI può quindi essere redatto da chiunque, ma ne è unico responsabile il datore di lavoro committente.

Nota

(*)Non è questa la sola differenza rispetto alla regolamentazione vigente nel caso di cantieri temporanei o mobili. Infatti:

A) nel caso dei citati cantieri, gli obblighi di cui al titolo IV insorgono qualunque sia l’entità del cantiere (quindi anche nel caso di due operai di imprese diverse che operino per una sola giornata lavorativa)

B) sono contemplati casi in cui non è richiesta l’elaborazione di un DUVRI (si veda la nota “eccezioni”in calce).

Sul tema della necessità del DUVRI il decreto “del Fare” (D.L. n. 69/2013) ha introdotto alcune novità che sono state confermate, con piccole varianti, dalla Legge di conversione (Legge n. 98/2013) (vedi par. 2.)

L’istituzione dell’obbligo del DUVRI è un aspetto del processo di cantierizzazione della sicurezza del lavoro in generale. Cioè dell’esportazione dall’ambito della “Direttiva Cantieri” a tutta la normativa di sicurezza e salute sul lavoro di istituti prima introdotti e sperimentati in tema di cantieri temporanei o mobili.

Pertanto, per ogni contratto di somministrazione, appalto o d’opera dovrà essere redatto detto documento, abbastanza semplice nel caso in cui il rapporto sia con una sola impresa, ma che può essere complesso nel caso di compresenza di più imprese. Anche se l’obbligo è accollato al datore di lavoro committente, è ovvio che il piano deve essere redatto con la partecipazione e l’accordo dell’assuntore (o degli assuntori) non dovendo (e anche non potendo) il committente conoscere tutti gli aspetti delle prestazioni richieste che potrebbero generare interferenza.

Il DUVRI (ne devono esistere tante copie quanti i contratti stipulati) non costituisce allegato al documento aziendale di sicurezza, ma ciascuna copia deve essere allegata al contratto cui si riferisce, e deve essere conservata sul luogo nel quale il lavoro è svolto.

È implicito che il DUVRI deve essere consegnato alle imprese prima della firma del contratto: questo per permettere loro di conoscere anticipatamente eventuali maggiori costi inerenti alle misure di sicurezza anti interferenze (ulteriore affinità con il PSC).

Il DdL committente ha due modi per assolvere questo compito:

– elaborare un progetto esecutivo dei lavori nel quale sia specificato come gestire le interferenze;

– invitare a una riunione preliminare tutte le imprese alle quali si intende richiedere l’offerta.

Riteniamo che la seconda alternativa, in astratto la più corretta, sia difficilmente percorribile.

2. Eccezioni all’obbligo del DUVRI

L’elaborazione del DUVRI non è richiesta:

1) Nei casi di servizi di natura intellettuale, di mere forniture di materiali o di attrezzature, nonché nel caso di lavori di durata non superiore a due giorni (qualunque sia il numero dei lavoratori impiegati, ma purché non si tratti di lavori in presenza di agenti cancerogeni, biologici, di atmosfere esplosive, e purché non siano presenti i rischi particolari di cui all’Allegato X (gli stessi che impongono specifiche incombenze committenti di cantieri temporanei o mobili) (D.Lgs. n. 81/2008, art. 26, c. 3 bis).

2) Nei settori di attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali. Tali settori li individuerà un decreto ministeriale da promulgare entro novanta giorni dal 21 agosto 2013 (su indicazioni di quella  Commissione Consultiva Permanente esautorata perché incapace di individuare in cinque anni  un sistema di qualificazione imprese, previa intesa in sede di Conferenza permanente Stato-regioni), sulla base di criteri e parametri oggettivi desunti dagli indici infortunistici INAIL e relativi alle malattie professionali di settore e specifiche della singola azienda.

Il Datore di lavoro committente potrà evitare di elaborare un DUVRI nominando un proprio incaricato (in possesso ovviamente di esperienza e competenza adeguate e specifiche in relazione all’incarico conferito) che sovrintenda alla cooperazione e coordinamento previsti dall’ art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008.

Questa presunta semplificazione lascia molti perplessi, anche perché la direttiva comunitaria 89/391 chiede che tutti i rischi siano valutati (e non prevede eccezioni); e non è chiaro – almeno ora – come questo sovrintendente opererà e con quali poteri e responsabilità (D.L. 69/2013 conv. in L. 98/2013).

3) Nel caso di lavori o servizi di entità NON superiore a 5 uomini giorno la redazione del DUVRI non è richiesta, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza del rischio di incendio di livello elevato (ai sensi del D.M. 10 marzo 1998), dallo svolgimento di attività in ambienti confinati (D.P.R. 14 settembre 2011, n. 177) e dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici, di amianto o di atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari previsti dall’Allegato XI del D.Lgs. n. 81/2008 presenti in:

– lavori che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o di sprofondamento a profondità superiore a m 1,5 o di caduta dall’alto da altezza superiore a m 2, se particolarmente aggravati dalla natura dell’attività o dei procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o dell’opera;

– lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo;

– lavori che espongono i lavoratori a sostanze chimiche o biologiche che presentano rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori oppure comportano un’esigenza legale di sorveglianza sanitaria;

– lavori con radiazioni ionizzanti che esigono la designazione di zone controllate o sorvegliate, quali definite dalla vigente normativa in materia di protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti;

– lavori in prossimità di linee elettriche aree a conduttori nudi in tensione;

– lavori che espongono ad un rischio di annegamento;

– lavori in pozzi, sterri sotterranei e gallerie;

– lavori subacquei con respiratori;

– lavori in cassoni ad aria compressa;

– lavori comportanti l’impiego di esplosivi;

– lavori di montaggio o smontaggio di elementi prefabbricati pesanti.

Per uomini-giorno si dovrà intendere l’entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro necessarie al completamento dei lavori, servizi o forniture, considerato con riferimento all’arco temporale di un anno dall’inizio dei lavori, in analogia a quanto disposto dall’art. 26 del D.Lgs,. n. 81/2008 e s.m.i., come modificato dallo stesso D.L. n. 69/2013 convertito in L. 98/2013 (D.L. 69/2013 conv. in L. 98/2013). 

 

3. Interferenze all’interno di una stessa impresa

È opportuno cogliere l’occasione per ricordare che un rischio di incidenti da interferenza può esistere anche all’interno di una stessa azienda: è sufficiente che in una stessa area operino addetti a servizi diversi (e quindi con professionalità diverse e dipendenti gerarchicamente da dirigenti diversi) perché il rischio di incidente per interferenze o per mancato coordinamento si possa presentare. Pertanto è opportuno che, già in sede di valutazione dei rischi ex art. 17 e successiva elaborazione del DASS, il Valutatore indaghi se e quando nella normale attività di un’azienda si possono verificare situazioni a rischio di tale natura, così da poter elaborare una procedura aziendale ad hoc.

Sono, per esempio, situazioni a rischio lavori di manutenzione o di riparazione nell’ambito di impianti in esercizio, di movimentazione materiali e, in generale nel caso di affidamento di servizi interni ad appaltatori terzi (outsourcing).

4. I costi delle misure per eliminare o ridurre i rischi da interferenze

Il DUVRI è, fra l’altro, il documento base per individuare i costi che le imprese devono sopportare per eliminare o, almeno, ridurre i rischi lavorativi da interferenze. Non è ammessa una stima calcolata a percentuale (come, ad esempio, “il 6% dell’importo dell’ordine”) ma tutti i costi devono essere stabiliti analiticamente. Nono si pensi soltanto a costi relativi ad attrezzature o a dispositivi di protezione ma, per esempio anche a:

– misure preventive o protettive;

– impianto antincendio (soltanto se necessario a causa di rischio incendio da interferenze);

– procedure previste per specifici motivi di sicurezza;

– eventuali interventi richiesti per lo sfasamento spaziale e temporale delle lavorazioni interferenti (sempre se per motivi di sicurezza);

– misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature servizi di protezione collettiva;

– costo di personale presente soltanto con compiti di sicurezza (non partecipa alle lavorazioni);

–  DPC e i DPI: soltanto quelli eventualmente necessari a causa della presenza di lavorazioni interferenti.

 

5. Il documento di valutazione dei rischi per i settori a basso rischio infortunistico

Il decreto “del Fare”(D.L. n. 69/2013, come convertito in Legge n. 98/2013) ha inoltre previsto che con il decreto di cui sopra siano individuati i settori di attività a basso rischio infortunistico. Per le aziende comprese in questi settori i datori di lavoro potranno dimostrare di avere effettuato la valutazione dei rischi utilizzando un apposito modello semplificato in aggiunta alla facoltà di utilizzare le procedure standardizzate di cui al D.M. 30 novembre 2012.

 

Estratto da “Manuale Sicurezza 2013”, Ipsoa, aggiornamento settembre 2013

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