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L’amministratore del condominio. Quando ci vuole e chi lo puo’ fare

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L’amministratore è l’organo esecutivo del condominio e ne deve curare, seguire ed attuare ogni attività. Se l’assemblea è la testa del condominio, l’amministratore sono le sue braccia.

Per interpretazione ormai univoca la figura dell’amministratore può essere rappresentata da una persona fisica od anche da una persona giuridica.
Attualmente, con la riforma del condominio, ai sensi del secondo comma dell’art. 1129 c.c., è espressamente previsto che l’amministratore possa anche essere una società, pur con le cautele e i limiti di cui all’art. 71 bis disp. att. c.c.

Le attuali esigenze della professione richiedono conoscenze specifiche e approfondite sia in materia legale che amministrativa, fiscale e tecnica, oltre ovviamente a quella contabile. Per lo svolgimento dell’incarico, con la vecchia normativa non era richiesto alcun titolo di studio o di specializzazione, nè specifica qualifica, e neppure l’iscrizione ad albi, né l’aver frequentato corsi di preparazione professionale.
Ora la riforma ha stabilito che l’amministratore deve avere i seguenti requisiti:
a) godimento dei diritti civili;
b) assenza di condanne per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio e per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni;  
c) non esser stato sottoposto a misure di prevenzione divenute definitive, salvo che
 non sia intervenuta la riabilitazione;
d) non essere interdetto o inabilitato;
e) non essere annotato nell’elenco dei protesti cambiari;
f) aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado;
g) aver frequentato un corso di formazione iniziale e aver svolto attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale.

Attenzione:

  • I requisiti di cui alle lettere f) e g) non sono necessari qualora l’amministratore sia nominato tra i condomini dello stabile.
  • La perdita dei requisiti di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del primo comma comporta la cessazione dall’incarico.
  • A quanti hanno svolto attività di amministrazione di condominio per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione (18 giugno 2013), è consentito lo svolgimento dell’attività di amministratore anche in mancanza dei requisiti di cui alle lettere f) e g).
  • Resta salvo l’obbligo di formazione periodica (corsi di aggiornamento)
  • L’amministratore che sia scelto tra i condomini dello stabile non è tenuto a questi requisiti.

Nel condominio la sua presenza è indispensabile quando i condomini sono più di 8 (art. 1129 c.c.), mentre è solo facoltativa la nomina al di sotto di tale numero (cosiddetto piccolo condominio); in questo caso è consentito che l’edificio sia amministrato dagli stessi comproprietari, disgiuntamente o congiuntamente.
Il condominio infatti sussiste anche con soli due condomini.

 

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