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L’Ingegneria 2.0 è quella del cinema

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L’Ingegneria 2.0 è quella del cinema

Che cosa accomuna l’ingegneria e il cinema? Per provare a dare un risposta la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione del Politecnico di Torino ha organizzato venerdì 13 giugno il primo “Open Day d’Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione”. Una giornata dove il Corso di Laurea ha provato a raccontare se stesso attraverso i progetti realizzati dagli studenti e gli interventi di docenti e istituzioni, sottolineando l’importanza di una «scelta innovativa».

L’occasione ha permesso di tracciare un primo bilancio dei traguardi raggiunti e, insieme, considerare le sfide a cui il Corso sarà chiamato nei prossimi anni. A questo punto però viene da chiedersi che cosa sia realmente Ingegneria del Cinema. Un corso laurea di triennale attivo ormai da cinque anni e un nuovo percorso di specializzazione che vedrà i primi laureati nel mese di luglio: questo in estrema sintesi il menù.

In realtà si tratta di una proposta ricca e complessa lanciata dal Politecnico di Torino con il patrocinio della Città di Torino, della Provincia – unitamente alla Compagnia di San Paolo e all’Istituto Superiore Mario Boella – con un primato di genere in Italia e in Europa.

Progetto ambizioso quello dell’ateneo torinese che ha deciso di avventurarsi nel intricato mondo della multidisciplinarietà dando vita a un’offerta formativa che si snoda tra l’Ingegneria classica e il panorama delle avanguardie crossmediali. La figura professionale che emerge è un esperto di progetti multimediali che possiede conoscenze gestionali unitamente a nozioni più tecniche: un “ingegnere della comunicazione” con una chiara propensione alla creatività, capace di destreggiarsi anche in ambiti tradizionalmente più ostili come l’informatica o l’elettronica.

Un piano di studi eterogeneo contribuisce a sviluppare una conoscenza di linguaggi basata su una spiccata sensibilità per le nuove tecnologie e le scienze della comunicazione. Si passa infatti da corsi di grafica e animazione (2D-3D) a laboratori di produzione visiva, da percorsi di ricerca sul mercato dei media allo studio delle architetture per finire nella programmazione. Non mancano moduli dedicati al diritto e, al termine del triennio, un’esperienza di tirocinio.

La cosa che più incuriosisce, però, è senz’altro il nome: perchè Ingegneria del Cinema? La domanda sorge spontanea e trova risposta quasi immediata: «La parola cinema è stata scelta perchè l’industria cinematografica rappresenta il modello organizzativo per eccellenza per l’imprese che operano nella comunicazione» fanno sapere alcuni entusiasti studenti giunti al terzo anno di studi.

«Il cinema ha sempre avuto come principale caratteristica la multidisciplinarietà della sua principale figura, il regista. Il suo compito – proseguono i futuri ingegneri – è instaurare e mantenere la comunicazione tra i vari reparti attraverso la capacità di comprendere e parlare diversi linguaggi. E’ fondamentale avere una combinazione di competenze tecniche, artistiche, comunicative e sociali».

Da queste premesse emerge il profilo del laureato: «Un tecnico, un artista, un comunicatore e, infine, un modo di essere. Come un regista è in grado di vedere il suo film prima d’iniziarlo – concludono – l’ingegnere del cinema è in grado di prevedere in partenza come sarà il prodotto finito». Una figura nuova che si candida per un ruolo da protagonista nel panorama delle professioni per il futuro.

A.A.

Fonte: La Stampa

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