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M-55 GeophysicaEx aereo spia sovietico, oggi è il più grande laboratorio volante esistente al mondo per lo studio dei cambiamenti climatici

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M-55 Geophysica, l’aereo che spierà i tropici

Ex aereo spia sovietico, oggi è il più grande laboratorio volante esistente al mondo per lo studio dei cambiamenti climatici. Il velivolo, di un consorzio europeo gestito dal Consiglio nazionale delle ricerche, partirà il 20 gennaio da Siviglia alla volta dei tropici per rilevarne l’inquinamento atmosferico.

La fascia tropicale è una zona di convezione di gran parte degli “scarichi” provenienti dal nostro pianeta. Lo dimostra l’anello di gas che avvolge la fascia  equatoriale-tropicale, osservato per la prima volta dalla stazione scientifica Cnr sull’Himalaya, a 5000 metri di quota. A rilevare le caratteristiche  chimico-atmosferiche di quest’area, utili per la comprensione dei cambiamenti climatici, sarà  un ex aereo spia sovietico riconvertito ad usi scientifici. E’ l’M-55 Geophysica, velivolo stratosferico. In tutti i sensi: vola a 21 mila metri di altezza, in ogni condizione di tempo, anche nell’occhio di un ciclone, ed è in grado di trasportare attraverso lo strato di ozono quasi 2 tonnellate di strumentazione che funziona automaticamente.
L’aereo, il più grande laboratorio volante esistente al mondo, è di proprietà dell’azienda aeronautica Myashsischev design bureau (MDB) ed è gestito del consorzio europeo Geophysica-GEIE, nato nel 2002 e diretto dal dr. Leopoldo Stefanutti del Cnr. Vi fanno parte, l’Agenzia spaziale italiana, l’Istituto di ottica applicata,   la società Ers srl, l’Agenzia spaziale tedesca e i centri di ricerca tedeschi Forzungszentrum Jülich e Forzungszentrum Karlsrue.
Il 20 gennaio l’M-55 Geophysica partirà alla volta di Siviglia, prima tappa di tre nuove campagne di ricerca sui cambiamenti climatici. Decollerà poi verso il Brasile, con destinazione Recife e, infine, Arcatuba, base vicina a San Paulo, utilizzata per le missioni nella fascia tropicale.
“Le zone tropicali” spiega Roberto Azzolini coordinatore del progetto Polarnet del Cnr “sono particolarmente importanti per i cambiamenti globali, ma le misure a queste latitudini sono molto  più complesse che altrove a causa delle turbolenze che interessano l’atmosfera, inclusi i cicloni. I forti moti convettivi provocano una veloce immissione in stratosfera delle sostanze inquinanti. Il flusso che sale a queste latitudini va poi a ricadere nelle aree polari, dove si chiude il cerchio degli scambi atmosferici. Le sostanze che porta con sé, quali ad esempio i composti del bromo e del fluoro, i clorofluorocarburi, sono una minaccia per lo strato di ozono, gas che ci protegge dalla pericolosa radiazione ultravioletta UV-b ed ha importanti effetti sulla temperatura dell’atmosfera. L’inquinamento è inoltre favorito dal forte irraggiamento che produce reazioni fitochimiche capaci di generare composti dannosi per l’ambiente. Va inoltre considerato che i paesi più industrializzati situati al limite della fascia tropicale sono spesso carenti di misure di protezione ambientale”.
La missione avrà anche l’obiettivo di convalidare i dati raccolti da ENVISAT, il più grande e complesso satellite lanciato due anni fa dall’Agenzia Spaziale Europea ESA per lo studio della Terra. “Senza una validazione della strumentazione del satellite” conclude Azzolini “i dati rilevati non possono essere considerati affidabili e, quind, i utilizzabili per la comprensione dei mutamenti climatici in atto e l’enorme quantità di risorse impegnate non avrebbero alcuna ricaduta pratica”. Nel 2002 e 2003 M-55 Geophysica ha sorvolato l’Italia, l’Artide, il nord della Svezia. Ora è la volta della latitudini tropicali.

 

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