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Meeting, piace la laurea senza valore legale

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«Sono molto favorevole all’abolizione del valore legale della laurea». Lo ha detto Valentina Aprea, presidente della commissione cultura della Camera, intervenendo all’incontro dal titolo, appunto, “Abolizione del valore legale della Laurea”. «Mi sembra una necessità reale del sistema economico più che una scelta di parte. La situazione educativa vede l’Italia in fondo alle classifiche europee, basta pensare a un dato: i tempi necessari per conseguire la laurea sono tali che quando un giovane italiano ha terminato gli studi, in un altro paese europeo avrebbe già accumulato numerose esperienze lavorative». L’abolizione, se messa in pratica, eliminerebbe l’attuale sistema di omologazione dei titoli di studio. Ma questo non basta: «Abbiamo bisogno di tre condizioni ulteriori perché gli effetti di questo provvedimento siano duraturi: maggiore autonomia nella scelta dei programmi e delle modalità di apprendimento, metodi di valutazione più adeguati dei risultati conseguiti da ogni ateneo e un maggiore diritto allo studio, che deve mettere al centro non le istituzioni ma la persona». Aprea ha poi concluso con una citazione: «Il titolo vale la scuola, diceva don Luigi Sturzo, mentre oggi il valore legale garantisce solo un’uguaglianza di ‘carta’, non sostanziale».

Nicola Rossi, senatore del Pd e professore universitario, concorda con Aprea: «Non si può avere eccellenza nell’università senza disomogeneità al suo interno. Come dico spesso quando dialogo con i rettori, non si tratta del problema dell’articolo che sancisce formalmente l’omologazione dei titoli. Quello che vogliamo noi è la possibilità per le università di seguire le proprie attitudini e differenziare le proprie offerte. Il problema è che la competizione e la concorrenza fanno paura, anche perché si pensa che parte del paese non sia in grado di sostenerle».
Secondo Lorenza Violini docente di Diritto Costituzionale all’Università di Milano «siamo di fronte al legislatore che vuole riformare l’università (con riferimento ad Aprea presidente della commissione parlamentare) con un disegno di legge potente, che comprende novità come la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni; ma bisogna andare fino in fondo, perché così com’è ora, non basta. A Pavia hanno tentato di iniziare questo processo di trasformazione, ma hanno incontrato l’opposizione dei sindacati e tutto si è risolto con un nulla di fatto». La sua raccomandazione è di cambiare lo stato delle cose ma con attenzione e con la volontà di non fermarsi a metà: «Altrimenti si rischia di fare più male che bene».

di Antonietta Nembri (Tratto da Vita del 29 agosto 2008)

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