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Piano casa, regioni in ordine sparso

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Il decreto legge non arriva: ecco, quindi, materializzarsi il piano casa “federale” con regole differenti da regione a regione con bonus volumetrici che, in diversi casi, vengono estesi anche agli edifici produttivi. L’accordo StatoRegioni prevedeva che entro lo scorso 10 aprile sarebbe stato emanato un provvedimento d’urgenza per semplificare le procedure che avrebbero dovuto permettere l’avvio dei lavori di ampliamento delle case esistenti. Tuttavia, la proposta lanciata dal governo con la speranza di invertire il trend negativo del settore delle costruzioni, concedendo cubature aggiuntive ai proprietari immobiliari che vogliono allargare o ricostruire i loro edifici alla luce delle nuove tecnologie e del risparmio ecologico, non è rimasta sulla carta.

Nel giro di pochi mesi molte regioni hanno premuto sull’acceleratore e ad oggi ben dodici di esse hanno legiferato, adattando l’idea del bonus abitativo alle realtà specifiche. In Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Umbria e nella provincia di Bolzano i proprietari immobiliari possono presentare la documentazione necessaria per poter iniziare i lavori o di ampliamento o di demolizionericostruzione della casa di proprietà. Secondo stime del Cresme, potenzialmente gli ampliamenti potrebbero attivare investimenti per 60 miliardi di euro se solo il 10% degli aventi diritto utilizzasse questa possibilità. «Occorre però riflettere sui tempi — avverte Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme — perché la Dia, generalmente, dovrà essere presentata entro 18 o 24 mesi dal giorno in cui le leggi regionali sono diventate esecutive; conseguentemente, gli effetti sul mercato ci saranno, ma distribuiti secondo il seguente schema: 20102011 per il mondo della progettazione e 201120122013 per il resto della filiera».

In concreto, quali effetti potranno produrre le nuove normative regionali sul trend del mercato immobiliare residenziale, in particolare per il segmento del cosiddetto miglioramento abitativo? La risposta che dà all’interrogativo Alessandro Ghisolfi, direttore dell’ufficio studi di Ubh è chiara: «E’ evidente che se per molti cittadini esiste oggi la possibilità di ampliare la propria abitazione, soprattutto nel caso si tratti di immobili mono o bifamiliari (come le classiche villette a schiera), con una spesa sicuramente inferiore rispetto all’acquisto di un nuovo immobile di metratura identica, nel prossimo biennio per le nuove costruzioni si potrebbero prospettare tempi difficili».

Vediamo, sia pure in estrema sintesi, i bonus edilizi previsti dalle leggi regionali finora approvate segnalati dall’Ance.

Abruzzo. Ampliamenti: 20% della superficie esistente non superiore a 200 mc. Demolizione: 35% della superficie utile con utilizzo di tecniche costruttive della bioedilizia o fonti di energia rinnovabili con incremento della classe energetica dell’edificio comunque non inferiore alla classe B.

Basilicata. Ampliamenti: 20% del volume esistente per una monofamiliare isolata di superficie fino a 200 mq e una bifamiliare isolata e plurimafamiliare di superficie fino a 400 mq. Demolizione: +30% superficie esistente complessiva.

EmiliaRomagna. Ampliamenti: 20% fino ad un massimo di 70 mq. per intero edificio. Demolizione: 35% superficie lorda.

Lazio. Ampliamenti: 20% tipologie uniplurifamiliari con volumetria max 1000 mc. Non residenziale: (per artigianato e piccola industria) 10% con volumetria max 1000 mc. Demolizione: +35% edifici a prevalente (almeno 75%) destinazione residenziale purché non ubicati nelle zone C.

Lombardia. 20% edifici unibifamiliari. Max 300 mc per ogni unità preesistente. 20% edifici per tipologie diverse da unibifamiliari max volumetria 1.200 mc. Demolizione: +30% Non residenziale: +30% per edifici industriali e artigianali esistenti situati in aree a destinazione produttiva secondaria.

Marche. Ampliamenti: +20% fino ad un max di 200 mc. Non residenziale: 20% e comunque non superiore a 400 mq. Demolizione: +35%. Non residenziale: + 35%.

Piemonte. Ampliamenti: 20%(incremento max 200 mc) edifici unibifamiliari. Non residenziale (edifici a destinazione artigianale o produttiva): 20% con un max di 200 mq. Demolizione: + 25% se il progetto di ricostruzione raggiunge il valore 1,5 del Protocollo Itaca. + 35% se raggiunge il valore 2,5 di questo protocollo.

Puglia. Ampliamenti: 20% fino ad un max di 200 mc. con volumetria max 1000 mc Demolizione: Residenziale (per almeno il 75%) + 35%.

Toscana. Ampliamenti: 20% ma fino ad un max complessivo per intero edificio di 70 mq. Demolizione: +35%.

Umbria. Ampliamenti: 20%edifici unibifamiliari o edifici aventi max 350 mq. entro limite di 70 mq. Non residenziale: 20% solo su edifici situati nelle zone D a destinazione artigianale, industriale e per servizi. Demolizione: +25%. Non residenziale 20% come ampliamenti.

Valle D’Aosta. Ampliamenti: 20%volume esistente. Non residenziale: 20% volume esistente. Demolizione: +35% volume esistente. Non residenziale: 35% volume esistente.

Veneto. Ampliamenti: 20%. Ulteriore 10% in caso di utilizzo tecnologie che prevedano l’uso di fonti di energia rinnovabile con potenza non inferiore a 3 Kwh. Non residenziale: 20% superficie coperta. Ulteriore 10% come residenziale. Demolizione: +40% a condizione che si utilizzino fonti energetiche rinnovabili e tecniche di bioedilizia. Non residenziale: +40% come residenziale.

Bolzano. Ampliamenti: 200 mc su edifici di almeno 300 mc. L’abitazione ampliata non deve superare la superficie di 160 mq.

Tratto da Repubblica- Supplemento affari e finanza del 26 ottobre 2009 a firma di Rosa Serrano.

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