Previsti modelli semplificati per i piani di sicurezza dei cantieri temporanei o mobili | Ingegneri.info

Previsti modelli semplificati per i piani di sicurezza dei cantieri temporanei o mobili

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1. I diversi Piani di Sicurezza

2. Contenuti minimi del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)

3. Piano di Sicurezza Sostitutivo (PSS) e suoi contenuti minimi

4. Contenuti minimi del Piano Operativo di Sicurezza (POS)

5. Le novità del decreto “del Fare”

1. I diversi Piani di Sicurezza

Il D.P.R. 3 luglio 2003, n. 222, “Contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili”, indicava quali dovevano essere i contenuti minimi dei diversi Piani di Sicurezza la cui redazione poteva essere richiesta dalle leggi che dettavano norme per l’esecuzione di lavori edili o di ingegneria civile. Esso, di fatto, è stato implicitamente abrogato (D.Lgs. n. 81/2008, art. 304, ultimo alinea) in quanto confluito nel D.Lgs. n. 81/2008, del quale costituisce l’Allegato XV, mantenendo la stessa intestazione.

Nell’Allegato XV è specificato inoltre che il concessionario o l’assuntore è obbligato a elaborare, in forza dell’art. 131 del D.Lgs. n. 163/2006 “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”, un Piano di Sicurezza “sostitutivo” (PSS), non previsto dal D.Lgs. n. 81/2008 ma recepito nell’Allegato XV citato.

Ciò premesso, nella Tab. 1 sono elencati i tre Piani di Sicurezza possibili:

2. Contenuti minimi del Piano di Sicurezza e di Coordinamento (PSC)

È importante sottolineare come, prima di passare a quelli che ha individuato come “contenuti minimi”, il legislatore premetta una prescrizione importante; richieda cioè che il linguaggio usato sia facilmente comprensibile non tanto e non soltanto dai tecnici delle imprese, quanto dagli altri lavoratori, così che il Piano possa sia essere agevolmente compreso e discusso dai rappresentanti dei lavoratori in sede di loro consultazione (obbligatoria) da parte dei rispettivi datori di lavoro, sia essere utilizzato dalle imprese stesse per fornire ai lavoratori la dovuta informazione e formazione sui rischi propri del cantiere e sui conseguenti comportamenti sicuri da tenere.

Gli elementi essenziali di un PSC comprendono dati, informazioni, valutazioni, prescrizioni relative alle aree di interesse e, in particolare:

– all’opera da realizzare, le inerenti scelte progettuali, architettoniche, strutturali e tecnologiche, con descrizione dell’opera stessa;

– a tutti i soggetti coinvolti (loro individuazione nominativa);

– al cantiere (area, organizzazione);

– alle lavorazioni (le possibili mutue interferenze, le misure di coordinamento conseguenti).

Per ogni area di interesse sono elencati minuziosamente gli elementi che devono essere individuati, analizzati, documentati. Fra i documenti, sono richieste planimetrie, schemi, le procedure operative mirate alla sicurezza, l’indicazione dei DPI e dei mezzi e servizi di protezione collettiva adottati in funzione dei rischi presenti, con particolare evidenza a quanto previsto per evitare pericolose interferenze.

Un apposito capo del provvedimento è dedicato alla stima dei “costi della sicurezza”, con l’elenco delle voci che concorrono alla loro formazione, allo scopo di escludere detti costi, che pur dovranno essere dell’offerta, da qualsiasi ribasso in sede d’asta (siamo ovviamente nel campo dei lavori appaltati da enti pubblici).

3. Piano di Sicurezza Sostitutivo (PSS) e suoi contenuti minimi

Il PSS è il documento che il concessionario o l’appaltatore di lavori, assegnatigli da una Pubblica Amministrazione, deve redigere qualora il lavoro commissionato non rientri nella tipologia di quelli (cantieri temporanei o mobili) soggetti al Titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 (D.Lgs. n. 163/2006, art. 131 citato).

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008, che ha soppresso il limite dei 200 uomini-giorno, al di sotto del quale i cantieri non sarebbero stati soggetti al Titolo IV, le occasioni di redazione di un PSS si sono drasticamente ridotte: praticamente soltanto i cantieri con la presenza di una sola impresa sono obbligati a redigere un PSS.

Il PSS differisce dal PSC soltanto perché non deve contenere la stima dei costi della sicurezza ma deve essere integrato con gli elementi del POS (D.Lgs. n. 81/2008, Allegato XV, punti 3.1.1 e 3.2.2).

Mentre per la redazione del PSC è chiaro chi ha i titoli di legge per redigerlo (soltanto il Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione), per il PSS è soltanto detto “redatto a cura dell’appaltatore o concessionario”; pertanto chiunque sarebbe autorizzato a redigerlo.

Ad evitare comunque il rischio di culpa in eligendo è ovvio che l’appaltatore ne deve affidare la redazione ad un tecnico esperto del ramo. L’incaricato dovrà possedere conoscenze ed esperienza tali da evitare all’appaltatore (o al concessionario) l’accusa di aver affidato a persona inidonea la redazione di un documento critico per la sicurezza del lavoro nel cantiere. Ovviamente nulla osta a che l’appaltatore o il concessionario stesso, se ritiene di saperlo fare, rediga egli stesso il PSS.

È però evidente che quanto maggiore è la criticità dei lavori nel cantiere, tanto maggiore deve essere la competenza specifica di colui che redige il PSS. Infatti, a parte l’omissione di stima dei costi per la sicurezza, detto piano non è altro che un piano di sicurezza e coordinamento “fotocopia”.

Pertanto, affidarne la redazione a un professionista esperto nella gestione di cantieri, o in possesso dei requisiti di legge di coordinatore per la sicurezza, sarebbe la scelta migliore.

4. Contenuti minimi del Piano Operativo di Sicurezza (POS)

Si ricorda che il POS, redatto o fatto redigere da ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici, deve riferirsi al singolo cantiere interessato, e non può quindi essere un documento di sicurezza generico.

Affermazioni del tipo “nel cantiere verranno rispettati tutti i decreti sulla sicurezza e igiene del lavoro” o “saranno usati i DPI necessari alla tutela dei lavoratori” (che si leggevano frequentemente in pseudo-piani di sicurezza redatti prevalentemente in base alla previgente “legge antimafia”) sono pertanto non soltanto senza significato, ma contro il dettato della norma.

Il POS deve contenere dati di tre specie differenti:

–  una prima serie di informazioni amministrativo-burocratiche per identificare l’impresa esecutrice (sede legale, telefoni, telefono di cantiere ecc.) ed i nominativi del responsabile e delle persone, dipendenti e non, con incarichi aziendali attinenti a sicurezza, tutela della salute e gestione dell’emergenza.

Queste informazioni dovrebbero essere immediatamente desumibili dal documento aziendale di sicurezza D.Lgs. n. 81/2008, art. 29, e costituiscono il cappello del POS, ma non sono evidentemente ancora specifiche del cantiere cui il POS deve riferirsi;

–  una serie di informazioni sulla forza lavoro operante nel cantiere, dipendente o coordinata dall’impresa stessa (quali attività specifiche e quali singole lavorazioni sono svolte in cantiere dall’impresa e quali dai lavoratori autonomi cui l’impresa ha affidato l’esecuzione di opere nel cantiere).

A sottolineare la dipendenza funzionale di detti lavoratori autonomi, quando “arruolati” dall’impresa, il testo della norma li definisce “subaffidatari” (essendo l’impresa l’affidatario primo al quale è stata commissionata l’opera dal committente).

Si noti come all’impresa non sia chiesto di fornire alcuna notizia su eventuali imprese subappaltatrici, alle quali pure avesse affidato l’esecuzione di parte dei lavori. Ciò in quanto il datore di lavoro di un’impresa subappaltatrice è autonomo, è totalmente responsabile della sicurezza dei suoi dipendenti ed è tenuto a redigere a sua volta un proprio POS.

Sotto il profilo della sicurezza il fatto che tra le due imprese esista un contratto di subappalto è irrilevante: esse sono soltanto due imprese che si trovano a lavorare nello stesso cantiere e, per gli aspetti di sicurezza, sono poste sullo stesso piano;

–  una terza serie di informazioni specifiche del cantiere, quali:

1)         le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni singola figura nominata allo scopo dall’impresa esecutrice;

2)         la descrizione delle attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro;

3)         l’elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati in cantiere;

4)         l’elenco delle sostanze e preparati pericolosi presenti, con le relative Schede Dati di Sicurezza;

5)         l’esito del rapporto di valutazione del rumore;

6)         individuazione di eventuali misure preventive e protettive, integrative di quelle del PSC fornito dal committente;

7)         le procedure complementari e di dettaglio, che fossero richieste dal PSC;

8)         l’elenco dei DPI forniti al lavoratori dipendenti in cantiere;

9)         la documentazione in merito all’informazione e formazione fornite ai lavoratori operanti nel cantiere.

Alcuni di questi ultimi elementi meritano di essere chiariti o commentati:

–  Le “singole figure” di cui al punto 1) sono evidentemente incaricati senza compiti operativi né gerarchici (altrimenti sarebbero dei preposti o, peggio, dei doppioni di preposti), inseriti nel cantiere per verificare lo stato di particolari apprestamenti e attrezzature o assicurare che gli operativi rispettino le norme di legge e le procedure aziendali. Devono essere in sostanza un supporto alla linea gerarchica senza mai sostituirsi ad essa. È opportuno che riferiscano al capocantiere, con sollecitudine tanto maggiore quanto più grave è la deviazione rilevata.

–  L’elenco dei ponteggi e delle macchine – punto 3) – dovrebbe comprendere anche tutti gli elementi che permettono l’individuazione univoca dell’attrezzatura (n. di matricola, targa o analogo).

–  In merito al rapporto di valutazione del rumore, il documento non ha come oggetto l’esposizione al rumore e il rumore in quanto tale, ma la sola stima dei livelli di emissione sonora facendo riferimenti alle fonti attendibili come lo erano quelle di cui all’abrogato art. 103 – punto 5) – essendo evidente che non ha senso pensare ad una valutazione riferita a un cantiere che ancora non esiste, ci si riferisca alla valutazione attuata come ammesso dal D.Lgs. n. 494/1996, art. 16 “facendo riferimento ai tempi di esposizione e ai livelli di rumore standard individuati da studi e misurazioni la cui validità è riconosciuta dalla commissione prevenzione infortuni”.

–  Per quanto concerne la “documentazione in merito all’informazione e alla formazione fornite ai lavoratori” – punto 9) – sottolineiamo come tutta la politica di sicurezza di matrice comunitaria insista sull’importanza dell’informazione e della formazione ai lavoratori (che comportano, non lo si dimentichi, un loro coinvolgimento e responsabilizzazione nella gestione della sicurezza e della salute in ambiente di lavoro). Con l’occasione si ricorda anche che, in caso di infortunio, il fatto di non essere in grado di documentare una adeguata attività di informazione e formazione, costituisce una circostanza che aggrava la posizione degli eventuali responsabili aziendali chiamati a rispondere dell’infortunio stesso (D.Lgs. n. 81/2008, Allegato XV, punto 3.2).

5. Le novità del decreto “del Fare”

Il D.L. n. 69/2013 convertito in Legge n. 98/2013 ha previsto che entro sessanta giorni dall’entrata in vigore (22 giugno 2013) saranno individuati modelli semplificati per la redazione di POS (Piano Operativo di Sicurezza), PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento), PSS (Piano di Sicurezza Sostitutivo) e Fascicolo dell’Opera. I modelli semplificati dovranno avere caratteristiche di praticità e semplicità di lettura ed elaborazione e saranno emanati con decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro della Salute.

Estratto da “Manuale Sicurezza 2013”, Ipsoa, aggiornamento settembre 2013

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