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Svelati i segreti del Pisè

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Alcuni scienziati hanno scoperto qual è il segreto del Pisè, antica tecnica edilizia a contenuto impatto ambientale utilizzata per la costruzione delle strutture più disparate, dalla Grande Muraglia cinese fino all’Alhambra, in Spagna. Le scoperte, pubblicate sulla rivista Géotechnique, hanno importanti implicazioni per quanto concerne la conservazione di costruzioni di valore storico edificate con questa tecnica come pure per la costruzione di strutture nuove.
Il Pisè prevede l’impiego di una miscela di sabbia, ghiaia e argilla a cui viene aggiunta poca acqua. Questa miscela viene successivamente compattata in casseforme per costruire muri. Attualmente alcuni ricercatori dell’università di Durham (Regno Unito) rivelano che esattamente come un robusto castello di sabbia – per essere stabile – richiede esclusivamente una piccola quantità d’acqua, la robustezza di questa tecnica di costruzione risiede nel suo grado di umidità.
In laboratorio gli scienziati hanno esercitato pressione su alcuni campioni costruiti con la tecnica del Pisè. Le analisi svolte su questi ultimi hanno evidenziato che quando il contenuto d’acqua è molto ridotto, l’equilibrio (dovuto a una sorta di aspirazione) che si crea tra le particelle di terra conferisce robustezza alla struttura.
Secondo quanto affermano i ricercatori, quando i muri costruiti con questa tecnica si asciugano (in condizioni climatiche adatte) trattengono una piccola quantità d’acqua guadagnando in resistenza.
“Sappiamo che le strutture costruite con il Pisè dimostrano un’elevata resistenza nel tempo, ma fino ad oggi non si era giunti a comprendere da cosa derivasse questa resistenza,” ha commentato il dott. Charles Augarde del dipartimento di ingegneria dell’università di Durham. “Senza questa conoscenza non saremmo in grado di conservare in modo efficace queste strutture o di disegnare progetti per nuove costruzioni.
I test che abbiamo svolto inizialmente evidenziano che la resistenza è imputabile alla quantità di acqua contenuta. Ampliando le nostre conoscenze a questo proposito siamo in grado di iniziare ad analizzare quali implicazioni potrebbe avere l’impiego del Pisè come tecnica edile a basso impatto ambientale per la progettazione di nuovi edifici e per la conservazione di edifici antichi edificati secondo la stessa”.
La tecnica si diffuse nel mondo dopo che i cinesi, circa 4.000 anni fa, iniziarono ad utilizzarla per costruire le mura attorno ai propri insediamenti. I risultati ottenuti dai ricercatori dell’università di Durham dovrebbero costituire un ausilio per la conservazione di edifici e monumenti edificati con il Pisè, per esempio prevenendo le infiltrazioni di ingenti quantità d’acqua nel materiale.
Nel frattempo gli architetti e i costruttori stanno tornando, sempre più frequentemente, a questa tecnica per costruire edifici nuovi. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che il materiale è disponibile in loco e non vi è necessità di ricorrere al cemento. Quest’ultimo è un punto importante per l’ambiente, considerato che al cemento sono imputabili il 5% delle emissioni complessive di biossido di carbonio.
“Questo tipo di ricerca ha grande valore perché il settore edilizio analizza tecniche edilizie tradizionali solide e a ridotto impatto ambientale, e le adatta per costruzioni del XXI secolo che rispondano ai criteri di sostenibilità”, ha commentato Tom Morton, segretario della britannica Earth Building, organizzazione che promuove la conservazione delle costruzioni in terra sul suolo del Regno Unito.
“Queste tecniche – a ridotte emissioni di carbonio – hanno un buon potenziale di successo, poiché coniugano l’esperienza di università come quella di Durham con la concezione commerciale del settore industriale. Siamo assistendo a una serie di sviluppi estremamente interessanti in questo ambito”.

Fonte: Cordis

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