Per sollevare Venezia sollevandola fino a 30 centimetri sono necessari 150 milioni di metri cubi d'acqua salata iniettati a 650-1.000 metri di profondità. È l’ipotesi avanzata da uno studio, appena pubblicato sulla rivista Water Resources Research, che porta la firma di Giuseppe Gambolati dell’Università di Padova e dell’Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Cnr.
L’obiettivo è ovviamente quello di salvare la città lagunare dallo sprofondamento, dovuto sia a cause naturali sia al prelievo d'acqua dolce fatto tra 60 e 150 metri di profondità. Il sistema descritto dal ricercatore padovano prevede l'iniezione di acqua salata da 12 pozzi ricavati in varie zone della città e producendo l'effetto principale in circa 10 anni.
“Dopo questo primo pompaggio – ha spiegato Gambolati - sarebbero necessarie piccole altre iniezioni perché nel corso del tempo l'acqua, a questa profondità, si diffonde attraverso le rocce e andrebbe quindi rimpiazzata".
La tecnica è stata usata negli anni Settanta in California per fermare la subsidenza di Long Beach, provocata dalle estrazioni petrolifere: "Per ora quella che abbiamo fatto è una simulazione – ha aggiunto l'esperto - per metterla in pratica ci vorrebbe uno studio preliminare del costo di 30 milioni di euro".
"Questo è il più raffinato di una serie di studi che abbiamo fatto sull'argomento - spiega Giuseppe Gambolati -. In altre applicazioni, come nei pozzi petroliferi, si è già provato, grazie a misurazioni fatte con satelliti, che pompando acqua in profondità si ottiene come effetto proprio l'innalzamento del terreno".
O.O.
johnnywinter
16 gennaio 2012 alle 11:03:16
Ho avuto il piacere di avere Gambolati come professore. Per quanto il progetto del Dr.Gambolati sviluppato da decenni sia interessante, il differenziale di spostamento dovuto alla non uniformità locale nell'esecuzione temporale potrebbe portare a differeni risposte delle fondazioni e di conseguenza a lesioni profonde nelle strutture urbane. Peggio ancora, la spinta di consolidazione nel caso rompesse i pali di fondazione centenari messi dai veneziani per edificare sulla laguna, accelererebbe il moto invece che rallentarlo.
Insomma, prima di agire in "stile Uretek" bisogna stare molto attenti. I pareri sul metodo delle iniezioni sul suolo, che sia acqua o resina, sono molto discordi ed i danni possono essere gravissimi.
thinktanker
13 gennaio 2012 alle 13:58:57
Come sempre, per chi volesse saperne di più sul Mose, io invio alla ://mediateca.consorziovenezianuova.com/
Qualcuno sa indirizzarmi sulla proposta di Gambolati?
thinktanker
13 gennaio 2012 alle 13:57:09
Interessante. mi pare anche che una simile proposta cali a pennello per essere complementare al Mose. Da una parte il Mose protegge dal lato mare, dall'altro questo sistema controbilancia la subsidenza dal lato terra. Che ne dite?